riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Ricerche e risposte

Posted by pj su 13 giugno 2008

C’è da stupirsi leggendo su TuttoScienze della Stampa un titolo come “Il gene è diventato altruista: altro che egoismo, siamo programmati per collaborare e innamorarci”.

Sul filo dell’irrisione verso la fede, un insolitamente salace Gabriele Beccaria segnala che «gli scienziati sono le uniche persone disposte a cambiare idea», e si basa sulla considerazione che ammettono, dopo anni di studi, una scoperta a suo dire sensazionale: l’uomo non sarebbe egoista per principio, ma sarebbe invece programmato «per collaborare, aiutarci anziché farci fuori, costruire gruppi sociali stabili e perfino innamorarci». «Merito dell’evoluzione», aggiunge, quasi a voler sottointendere “ovviamente”.

Sparisce quindi il “gene egoista” di cui parla Dawkins, che sta «alla base della cattiveria nei comportamenti individuali»: anzi, «i principi etici, invece che un prodotto delle religioni, preesistono a queste come un circuito innato, parallelo al software del linguaggio».

Certo, a voler difendere la scienza a tutti i costi non può che essere così. Ma soffermandosi a riflettere, le cose cambiano.

Che l’uomo sia intimamente malvagio è un concetto biblico: l’essere umano, dopo il peccato primordiale, ha in sé la tendenza al male. Le cronache quotidiane, gli incontri, le esperienze di ognuno di noi non fanno che confermare questa triste realtà.

Allo stesso tempo, non va scordato che l’uomo è stato creato “in modo stupendo”, e di questa sua matrice divina è testimone la continua tendenza a cercare di emanciparsi, arricchirsi (interiormente e materialmente), migliorare la propria condizione di vita.

Naturalmente il modo di intendere il concetto di “miglioramento” dipende molto dalla sensibilità del singolo e dal contesto sociale: ma che si tratti di una ricerca materialistica o spirituale, egoista o solidale, resta comunque una ricerca insopprimibile, cui non riesce a sottrarsi.
Per un laicista si tratta di geni o evoluzione, per il cristiano è segno di quel “pensiero di eternità” che Dio ha messo nel cuore dell’uomo, e che non gli permette di trovare pace fino a quando non dà una risposta spirituale ai propri bisogni.

Interpretata in maniera virtuosa, questa ricerca continua porta a situazioni benefiche per la società; il circolo vizioso dell’egoismo dà invece vita a un contesto sociale squilibrato, con tutto quel che ne consegue. E che dobbiamo, mestamente, commentare ogni giorno.

Detto questo, ben venga l’impegno degli scienziati, che per Beccaria sono gli unici esseri veramente raziocinanti. Proprio per questo ci aspettiamo da loro, fiduciosi, la ragionevolezza di mantenere la ricerca nei giusti canoni.

Perché la ricerca scientifica potrà anche trovare le spiegazioni, ma sarà sempre la fede a dare le risposte.

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