riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Vite sospese

Posted by pj su 5 giugno 2008

Quando si dice coerenza. Un paio di anni fa, in occasione degli ultimi referendum, abbiamo assistito al dibattito sulla fecondazione assistita, e buona parte del mondo evangelico si è schierato tra l’altro contro l’utilizzo sperimentale degli embrioni.
La tesi per opporsi agli esperimenti è che gli embrioni siano il risultato della fecondazione, e quindi di fatto rappresentino già una vita.

Fin qui, nulla da obiettare: non sappiamo quando comincia l’esistenza, e quindi – come cristiani – non possiamo non trovarci in difficoltà nello stabilire arbitrariamente un limite entro il quale sopprimerla.

Se gli embrioni sono vita, però, viene da chiedersi cosa farne. A ogni singola operazione di fecondazione assistita ne vengono approntati in modo tale da farne “avanzare” qualcuno, e permettere così di riprovare in caso l’impianto non dia risultato. Se però l’operazione va a buon fine, gli embrioni soprannumerari restano nel limbo (si passi il termine) di un congelatore. Esclusa l’idea di sopprimerli, esclusa anche la proposta di usarli in laboratorio, resta un certo imbarazzo: sono vite sospese di cui nessuno si cura.

Quasi nessuno, in realtà: negli Stati Uniti, racconta Panorama, alcune famiglie evangeliche hanno sentito il peso per queste esistenze potenziali, e hanno deciso di dare loro vita attraverso la fecondazione eterologa: in pratica, adottando il bambino (figlio biologico di un’altra coppia) non, come di consueto, dopo la nascita, ma appena dopo il concepimento.

Naturalmente, con uno sviluppo tipicamente americano, il gesto amorevole di un gruppo di fondamentalisti evangelici è diventato tendenza, moda e business, dando vita a reti di genitori, agenzie per l’adozione degli embrioni e perfino inserzioni alla ricerca della famiglia ideale per i propri figli mancati, rimasti disoccupati dopo il successo del primo tentativo.

Un quadro decisamente surreale e in pieno divenire, che crea qualche grattacapo anche sul piano legale per la definizione giuridica di diritti e doveri in un campo dove i progressi scientifici corrono e le questioni morali inseguono.

Probabilmente molti non condivideranno la scelta estrema di questi genitori su commissione; ma se il loro eccesso di coerenza lascia perplessi, sull’altro fronte la difesa della vita non deve nemmeno limitarsi a un impegno formale, quattro belle parole, due versetti e un po’ di indignazione.

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