riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Richieste shock

Posted by pj su 22 maggio 2008

“Dateci messaggi shock”: è la richiesta che emerge da un sondaggio effettuato tra i giovani delle scuole udinesi, interpellati in merito alla sicurezza stradale.

I ragazzi, infatti, riterrebbero utile «confrontarsi direttamente con coetanei rimasti vittime dei sinistri e spot cruenti». E molti, quasi la metà del totale, trovano efficaci «gli slogan d’impatto, piuttosto che quelli che inducono a riflettere: «solo il 16% opta per messaggi che facciano riflettere, ma non violenti».

Un dato che fa riflettere. I messaggi duri, crudi, forti sono sempre stati considerati l’ultima spiaggia nella comunicazione: il modo per convincere chi non sa o non vuole ragionare, come i bambini o gli ingenui. E d’altronde l’esempio concreto e scioccante è sempre stato il modo migliore per correggere comportamenti sbagliati. Uno strumento da usare con la giusta misura, però: perché l’eccesso porta all’assuefazione, e l’assuefazione comporta una perdita di efficacia.

Chiedere messaggi di impatto significa ammettere la propria incapacità ad agire sul proprio comportamento senza una mano forte che sia capace di dimostrare subito e senza possibilità di equivoci la dannosità di un’azione. Significa ammettere di non saper – o voler – ragionare, preferendo la forza alla persuasione. Riflettere, certo, è impegnativo, e un’immagine (specie se cruda) comunica più di mille parole; però, in una società civile, l’azione non può mai prendere il posto del pensiero senza che vengano compromessi alcuni capisaldi della vita comunitaria. A partire da quella libertà che si sbandiera sempre più a sproposito per coprire i propri comodi: conquistata con l’azione per tutelare il pensiero, rischia di perdere il suo senso più profondo, con tutti i rischi che questo comporta.

Eppure, in fondo, non possiamo lamentarci. Se i giovani cercano lo shock, e con lui l’esagerazione e lo sballo, è perché sono figli nostri. Siamo noi ad aver accettato di buon grado una televisione senza di bassi stimoli. Siamo noi ad aver ammesso che la morale va decisa qui e ora, senza preconcetti e senza riferimenti più alti del “comune sentire”. Siamo noi che ci siamo sentiti così moderni nell’accettare che artisti controversi potessero riempire i muri delle nostre città con manifesti sconvolgenti, contrabbandati come campagne sociali e pubblicità progresso. Siamo noi che abbiamo accolto senza obiezioni un uso sempre più esagerato di termini, immagini, idee. Viviamo in un posto dove l’omicidio è subito strage, dove il sangue deborda dalle scene del crimine agli studi televisivi, dove i fatti scabrosi vengono passati ai raggi x, dove il linguaggio sempre più volgare viene fatto passare come normale diritto di espressione, dove il pietoso lenzuolo che copriva i cadaveri è stato tolto a beneficio delle telecamere e dei telefonini dei passanti.

Se tutto questo non fa più inorridire è perché ci abbiamo fatto l’abitudine noi per primi.
Se i giovani si comportano di conseguenza, non possiamo che rammaricarci per non essere stati in grado di fermare il degrado che, passo dopo passo, è diventato scempio.

In quest’ottica un cambiamento può partire solo da alcune direttrici forti: una maggiore sensibilità intellettuale, una più seria attenzione a quella spiritualità che abbiamo venduto – e, spesso, irriso – per un piatto di modernità. Chissà però se noi, prima ancora dei media, siamo ancora in grado di cogliere questi bisogni e dare il buon esempio.

Una Risposta to “Richieste shock”

  1. laura said

    …pero’ l’esempio nelle scuole sarebbe una buona idea… se non lo fanno gia’ cosi’ potrebbero parlare con ragazzi come loro e capire meglio, per gli spot boh… li vedrebbero anche i bambini quindi tanto violenti non mi sembra una bella idea 🙂
    Qua (in Canada) nelle classi di prima media c’e un programma di prevenzione per la droga. Un poliziotto viene in classe per un po’ di volte a spiegare i piu comuni tipi di droga e come imparare a risolvere il problema di ‘peer pressure’ in generale, (insistenza degli compagni quando ti vogliono far fare qualcosa che non vorresti fare) fanno ‘role play’ (fanno prove tipo scenette per fargli ricordare le reazioni per uscire da situazioni difficili)… anche questo penso che potrebbe essere utile a insegnare… questo programma e’ famoso in Canada e negli Usa si chiama D.A.R.E.

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