riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

La fede che (rac)conta

Posted by pj su 9 maggio 2008

Il Secolo XIX di Genova intervista Rubinho, portiere brasiliano del Genoa, rivelazione dell’ultimo campionato di calcio. Un’intervista a tutto campo, dove Rubinho parla della moglie, del figlio che presto nascerà, di San Paolo, la sua città di origine, e di Arenzano, località dove vive ora: ne emerge il ritratto di un personaggio a modo, socievole, perfino esemplare nel suo comportamento.

Immancabile, da parte del giornalista, un paio di domande su Dio e la fede, che “è uno dei motivi della sua crescita”. Rubinho ammette che «Influisce tanto. Ogni volta che sento cantare e leggo la Bibbia, mi assale la voglia e il piacere di sentire e leggere di più. Mi dà forza. Nel mondo ci sono tante cose brutte e in grado di fare arrabbiare, ma Dio è la cosa più importante. Lo ringrazio per quello che ho e anche avrò in futuro».

Anche le grigliate settimanali di rimpatriata con i colleghi calciatori brasiliani sembrano momenti di culto: «è un momento di incontro, ma anche di riflessione. Parliamo di Dio, cantiamo come fossimo in chiesa e il pastore legge brani della Bibbia». Nientemeno.

Il fatto più interessante è che non si tratta di un’intervista sulla fede, eppure la fede non può non emergere, con naturalezza, nelle azioni e nelle parole di Rubinho, perché è direttamente collegata a ogni aspetto del suo percorso di vita, anche la quotidianità che per molti di noi è così banale da non meritare un’attenzione cristiana, e che invece dice molto di noi a chi ci guarda.

Un approccio, quello di Rubinho, che è segno di una esperienza spirituale matura: per dirla con Bonhoeffer, un dialogo dove Dio non è una parola da aggiungere quando non si hanno altri argomenti o quando si è allo stremo e non ci sono altre vie d’uscita, ma una presenza costante nella vita di un cristiano; non una parola infilata a forza in un discorso che verte su altro o un’etichetta denominazionale rivendicata con malcelato orgoglio, ma una esperienza concreta che non si può non notare in ogni azione di chi vive un rapporto personale e costante con Dio.

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