riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Mappe dolorose

Posted by pj su 7 maggio 2008

Ogni anno con l’arrivo della primavera Porte Aperte, la branca italiana dell’organizzazione internazionale che si occupa di sostenere i cristiani perseguitati nel mondo, trasforma un numero del suo mensile in una vera e propria mappa del pianeta.

Una mappa che fa male, perché segnala le aree “dove la fede costa di più”, ossia i cinquanta paesi del mondo dove la persecuzione dei cristiani è più intensa.

I paesi, mutuati dalla classifica stilata da World Watch, sono più o meno gli stessi ogni anno: dalla Corea del nord all’Arabia saudita, dall’Eritrea alla Cina, i cristiani continuano a subire carcere, vessazioni, minacce, violenze, detenzioni illegittime, quando non il pericolo di vita.

E non è un bel guardare, nonostante il valido lavoro di Porte Aperte per fornire ai cristiani italiani questo strumento di riflessione.

Il colpo d’occhio generale è desolante: in Africa e Asia quasi tutta la fascia tra l’equatore e i quaranta gradi nord risulta invariabilmente invivibile per chi vuole vivere serenamente la propria fede: l’Africa nordsahariana, il vicino e Medio oriente (con la felice e unica eccezione di Israele, ma non dell’Autorità palestinese), il subcontinente indiano, la Cina, l’Indonesia.

Quest’anno la mappa di Porte Aperte offre un servizio ulteriore: i cinquanta paesi dove i cristiani non sono liberi di esprimere la propria fede sono suddivisi per colori. Verde per i paesi islamici, rosso per i paesi comunisti, giallo per gli induisti, azzurro per i buddisti, rosa per i regimi. La maggioranza dei paesi off-limits è di area islamica mentre i paesi comunisti si stanno estinguendo (oltre al blocco orientale c’è solo Cuba); sono poche anche le dittature, tra le quali spicca la Bielorussia, unico paese europeo presente in classifica, che si è guadagnato il 41.mo posto per la legge che limita fortemente la libertà di religione.

Impressiona inoltre l’idea che induisti e buddisti, di solito collegati a un’idea di pace assoluta, sono in grado di produrre estremisti capaci di azioni intolleranti: come quella di qualche mese fa in India, documentata in un drammatico video che ha fatto il giro del mondo.

Ma il caso più emblematico, almeno a livello di immagine, è quello delle Maldive. Dici Maldive e pensi a spiagge incontaminate, sabbia dorata, mare cristalino, momenti di relax. Non pensi certo a un paese che è al quarto posto tra quelli dove la persecuzione è più intensa: più della Cina, dell’Eritrea, più della Libia, di Cuba, della Nigeria settentrionale.

Non è un discorso di etica quotidiana, ma qualcosa di più. Essere rispettosi nei confronti del creato non è una questione teologica essenziale, semmai rientra nella categoria dei comportamenti che fanno capo alla buona testimonianza, anche spicciola, cui siamo tenuti.

La vacanza in luoghi dove i cristiani vengono perseguitati va invece oltre il semplice comportamento solidale e diventa un segnale forte, nell’uno o nell’altro senso, per due motivi.

Primo, ignorare che appena fuori dai villaggi turistici i cristiani non possono riunirsi è un atteggiamento poco saggio, tanto più di fronte alle sensibilità occidentali odierne sul tema dei comportamenti responsabili.

In secondo luogo con il nostro turismo incauto o inconsapevole sosteniamo, anche economicamente, governi che vedono la persecuzione come la regola. E, indirettamente, di dire a quei governi che, in fondo, il loro comportamento non è poi così grave per l’opinione pubblica internazionale.

Il mondo si commuove – giustamente – per i monaci tibetani, i disastri birmani, i dissidenti cubani, gli ostaggi colombiani, la fame nordcoreana, la censura cinese, le stragi indonesiane, il terrorismo afghano, la sperequazione araba. Si commuove e, talvolta, si muove di conseguenza, sollecitando almeno la responsabilità personale nei confronti dei paesi incriminati.

Forse come cristiani dovremmo fare altrettanto, almeno nel nostro piccolo. Per non trovarci ad avere sul nostro album le foto di una vacanza indimenticabile, e sulla coscienza le sofferenze dei cristiani che venivano maltrattati, con i nostri soldi, a pochi passi da noi.

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