riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quel dono che va oltre

Posted by pj su 2 maggio 2008

Bill Clinton, nelle ultime pagine del suo nuovo libro (in pubblicazione per Mondadori), fa un accorato appello a donare. Un gesto, quello della beneficenza, che non riguarda solo il denaro ma anche il tempo, e che travalica le convinzioni religiose e sociali.

«Perché alcune persone danno così tanto, mentre altre elargiscono il minimo indispensabile o niente del tutto?… La nostra generosità nasce da una combinazione di ragioni diverse, radicate nella nostra visione del mondo e nell’opinione che abbiamo di noi stessi. Doniamo perché crediamo che aiuterà le persone oggi o che possa lasciare in eredità un mondo migliore per i nostri figli; perché sentiamo l’obbligo morale a farlo per convinzioni religiose o etiche; perché ce lo chiede una persona che conosciamo e rispettiamo; oppure perché lo troviamo più gratificante e piacevole di quanto non sia spendere denaro per acquistare beni materiali o utilizzare il nostro tempo lavorando o svagandoci».

Racconta un interessante aneddoto su alcune tribù africane che «hanno un modo sorprendente per darsi il buongiorno. Quando il primo saluta, l’altro risponde: “Ti vedo”. Il mondo sarebbe un luogo migliore se cominciassimo a guardarci veramente”».

E conclude: «Gran parte della cultura moderna è caratterizzata da autoindulgenza e autodistruzione. Gran parte della politica moderna non si concentra sulle sane differenze dei programmi, ma si arena sugli attacchi personali. Gran parte dei mezzi di comunicazione moderni è dominata da personaggi che guadagnano fortune svilendo il prossimo, rappresentandolo nei suoi momenti peggiori e sfruttando le sue sofferenze. Chi è più felice? Chi unisce o chi divide? Chi costruisce o chi distrugge? Chi dona o chi prende? La risposta la conoscete. C’è un mondo là fuori che ha bisogno di voi, dietro l’angolo o oltre l’oceano. Donate».

Un discorso laico, quello di Clinton, ma in cui si intravede chiaramente la formazione cristiana dell’autore. E che offre spunti interessanti.

Molto spesso non focalizziamo a dovere l’importanza di donare: per l’occidentale medio è così difficile offrire denaro che nemmeno prendiamo in considerazione l’idea di aiutare con il nostro tempo e le nostre competenze. E invece si tratta di valori che ci sono stati donati per uno scopo ben preciso: glorificare Dio attraverso la comunicazione, pratica e verbale, del suo amore. Non sempre è il momento di parlare, a volte è necessario agire. E non sempre è il momento di chiedersi come quel nostro gesto potrà comunicare il vangelo, a volte bisogna “gettare il pane sulle acque” senza un ritorno immediato. I cristiani che sono andati a soccorrere le popolazioni piegate dallo tsunami non sono andata a distribuire volantini sulla spiaggia, né a predicare di fronte alle folle disperate e affamate: si sono rimboccati le maniche e hanno costruito insieme a chi non aveva più nulla, nutrito chi aveva fame, e soccorso chi ne aveva bisogno. Siamo certi che l’amore di Dio non è stato per questo comunicato in maniera meno efficace: la Bibbia stessa insegna che congedare con un “Dio ti benedica” chi ha fame non è il modo migliore per comunicare l’amore di Dio.

In fondo torniamo sempre lì: prima di seminare è necessario dissodare. Seminare senza prima dissodare è inutile quanto è inutile dissodare senza poi seminare. I tempi e i modi dobbiamo individuarli noi; nell’azione cristiana l’equilibrio è essenziale, e l’equilibrio ci viene dalla Parola di Dio e dall’ispirazione divina, che ci permettono una obiettiva e lungimirante constatazione della realtà tale da rendere la nostra azione cristiana efficace.

Non solo. Talvolta ci renderemo conto che non sempre la semina corrisponde alla proclamazione, e non sempre l’aratura è semplice beneficenza. Nel dare da mangiare agli affamati, nel consolare gli afflitti, nel visitare chi soffre si aprono occasioni inaspettate e proficue anche sul piano più strettamente spirituale, occasioni che valgono più di una predica davanti a un uditorio svogliato. E che certamente sono più numerose di quelle che ci possono capitare stando a casa, a difendere gelosamente il nostro fortino di benedizioni e certezze.

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