riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Il libro misterioso

Posted by pj su 29 aprile 2008

In Vaticano è stata presentata una ricerca sulla “Lettura delle Scritture”, con i risultati di una indagine internazionale realizzata per valutare il rapporto della popolazione adulta con la Bibbia.

I dati che emergono sono in perfetta linea con quanto già si sapeva, eppure non possono non fare impressione. Gli italiani – che per l’88% si dichiarano cattolici – sono tra i più ignoranti in fatto di Bibbia, battuti solo dalla Russia. Non fa molta differenza se si parli di persone colte o non istruite: come rivela il filosofo Cacciari, “Mi sono capitati studenti da trenta e lode in filosofia che confondevano San Paolo con Mosè”. Già confondere Mosè con Noè sarebbe un’enormità, nonostante entrambi abbiano costruito un’arca: gli studenti universitari confondono il liberatore di Israele con l’apostolo dei Gentili, due personaggi che non hanno nulla o quasi in comune, separati da 1500 anni di storia. Un po’ come confondere Alessandro Magno con Carlo Magno.

Niente di strano, tutto sommato, se è vero quanto emerge dalla ricerca, secondo la quale solo 27 italiani su cento ha letto almeno un brano della Bibbia di recente. No, non parliamo dell’ultima settimana. E nemmeno dell’ultimo mese. Stiamo dicendo che tre quarti degli italiani non ha aperto la Bibbia nell’ultimo anno.

Inevitabile provare disagio di fronte a un dato desolante, che lascia aperto più di qualche interrogativo. Perché se il sondaggio conferma che tre italiani su quattro non hanno aperto la Bibbia, non dà certezze sulla frequenza di lettura di quel 27% che la apre.

La domanda che ha provocato l’ecatombe era fin troppo benevola: leggere un brano in un anno non si può definire in nessun modo un’abitudine di lettura. Eppure il 73% ha dovuto ammettere di non aver dedicato alla lettura della Bibbia, nell’ultimo anno, nemmeno il tempo che ha dedicato a sbadigliare. O a una fila in posta. O a una pubblicità televisiva.

Gli altri 27? Evidentemente comprendono chi si avvale di una lettura quotidiana e regolare, chi riesce a posizionarsi su una frequenza settimanale, chi si ferma davanti alla Bibbia una volta al mese, chi la sbircia ogni tre o sei mesi; ma comprende anche chi, magari per puro caso, qualche giorno prima del sondaggio, ha trovato una Bibbia su uno scaffale, l’ha aperta, e magari ha ripercorso la creazione del mondo, prima di richiuderla e rimetterla al suo posto.

Insomma, un 27% che non può consolare in nessun modo.

E suonano amare le parole di Cacciari, secondo il quale «Chi la ritiene un grande codice letterario la legge come una successione meravigliosa di stili e di racconti. I filosofi come un libro che sollecita interrogativi sull’uomo, senza porsi problemi teologici, ma essendo certi che si tratta del testo-base di una grande religione».

Se per letterati e filosofi è un libro ineludibile, viene da chiedersi quanto dovrebbe esserlo per un cristiano, la cui fede dovrebbe basarsi proprio su quel Libro.

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