riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Liberi e grati

Posted by pj su 24 aprile 2008

La data del 25 aprile rappresenta un momento fondamentale per la storia della Repubblica italiana. Il 25 aprile 1945 è la data della sollevazione generale del nord Italia, che segna la fine della dittatura nazifascista.

L’Italia, dal 1922, era governata – e poi dominata – dal fascismo di Mussolini, che aveva decretato l’ingresso in guerra nel 1940 a fianco della Germania nazista. Il fascismo cadde il 25 luglio 1943 e l’8 settembre 1943 venne firmato l’armistizio con le forze alleate angloamericane. Quel che rimaneva del regime fascista si insediò, come governo fantoccio sotto il controllo tedesco, nel nord Italia, in quella che spregiativamente venne definita la “repubblica di Salò”.

Le truppe alleate intanto risalivano la penisola, mentre dall’interno le truppe partigiane operavano azioni di disturbo e ostacolavano le truppe occupanti, con le conseguenti perdite in termini di vite umane.

Il declino del dominio nazifascista era ormai segnato, e il 25 aprile venne proclamata la sollevazione popolare: la liberazione, appunto.

È un fatto storico importante, al di là della retorica resistenziale su cui si continua a discutere, perché ha segnato l’inizio dell’Italia libera e democratica che conosciamo oggi. Un momento importante, ma poco sentito.

E forse anche questo denota l’atteggiamento contraddittorio e incoerente del nostro essere italiani. Ci stringiamo a coorte – come dice con esagerato lirismo il nostro inno nazionale – solo quando la nostra rappresentativa vince i mondiali di calcio. Ci sentiamo italiani raramente, e il più delle volte per questioni che hanno poco di onorevole.

Altrove non è così. In Francia la commemorazione per la presa della Bastiglia è un momento sentito, che fa sentire francesi. Negli Stati Uniti il Giorno del ringraziamento o la dichiarazione di indipendenza sono momenti essenziali per ogni americano degno di questo nome.

Da noi il 25 aprile è stato per decenni una festa di parte, dove chi non si riconosceva in una precisa connotazione politica era appena tollerato alle celebrazioni, e a volte nemmeno quello.
Forse anche in conseguenza a questa colorazione eccessiva la festa della liberazione è diventata un giorno di festa qualunque, senza significati: un’occasione per le prime scampagnate o per uno strategico ponte con il primo maggio. Tanto che oggi, dopo 63 anni, chiedendo in giro si scopre che i più nemmeno sanno cosa si festeggi esattamente.

E invece è un’occasione. Non per tirare fuori dal cassetto un patriottismo d’occasione, ma per essere grati. Grati ai tanti giovani italiani che vissero per anni sulle montagne, impegnandosi e rischiando la vita, talvolta perdendola. Grati ai tanti giovani americani che, in Sicilia come ad Anzio, persero la vita per un paese a cui non li legava niente e che nemmeno conoscevano. Grati a coloro che sacrificarono la vita per l’ideale di libertà – magari pensando a una libertà e nel nome di un’ideologia diversa – e che scrissero struggenti lettere a moglie e figli poche ore prima della fucilazione in nome di quell’ideale.

Se oggi nel nostro paese siamo liberi di vivere, di credere, ma anche di protestare e far valere i nostri diritti, è proprio grazie a loro.

Per questo il 25 aprile dovrebbe significare qualcosa di più di una grigliata. Tanto più per chi, oggi, è consapevole del privilegio di cui gode, e ogni giorno ringrazia Dio per la libertà di vivere la propria fede senza limitazioni e senza pericoli.

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