riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Si fa presto a dire conversione

Posted by pj su 23 aprile 2008

A Genova le famiglie delle vittime del terrorismo si sono schierate contro un intervento pubblico di una ex brigatista, convertita al cristianesimo: “prima chiarisca i punti oscuri di una vicenda drammatica come il terrorismo, aspetti su cui non ha aiutato a fare luce”, dicono in sintesi i rappresentanti dell’associazione.

Perdono e conversione sono due aspetti spesso correlati nello sviluppo dell’esperienza di vita e nei rapporti che ne conseguono. Sono questioni su cui non ci si dovrebbe esprimere a cuor leggero, e che dovrebbero vivere nell’intimità di una persona, molto prima che sulle colonne dei giornali.

È un discorso delicato, la conversione. Perché non esiste una formula, e ogni persona che la sperimenta parte da situazioni di vita diverse, usa approcci o esperienze diverse, arriva a conclusioni diverse.

Diffidiamo dalle conversioni in serie, testimoniate da esperienze tutte simili tra loro, dove varia solo la discrezione nel raccontare il “prima” e dove il “dopo” è sempre, invariabilmente una vita da Mulino Bianco. No, la conversione è qualcosa di doloroso, sofferto, di cui è difficile parlare con il sorriso sulle labbra e senza imbarazzo. Con sollievo sì, con partecipazione pure, ma difficilmente con una leggerezza che – d’altronde – non farebbe onore alla profondità della chiamata divina che ha operato nella persona.

La conversione implica una decisione netta: anche quando è frutto di un percorso, di tante microscosse che sgretolano piano piano una serie di certezze errate e smuovono verso una direzione diversa, deve essere possibile guardare indietro e vedere un cambiamento. Ma, a ben guardare, dovrebbe succedere regolarmente anche dopo la conversione, perché anche la nuova vita ha un suo sviluppo, una maturazione, segue un percorso che non può lasciarci identici a uno, cinque, dieci, venti anni fa.

La conversione implica ravvedimento: il riconoscimento che un progetto personale è fallito, e il dolore per il punto cui si è arrivati, per le scelte sbagliate che hanno caratterizzato e influenzato negativamente, fino a quel momento, la propria vita.

La conversione implica una richiesta di aiuto: l’ammissione che da soli non se ne esce, che serve aiuto. Un aiuto che viene dall’alto, e non da noi stessi. Un aiuto, anzi, cui noi stessi dobbiamo adeguarci e che dobbiamo, giorno dopo giorno, agevolare attraverso un abbandono delle abitudini e delle scelte che ci avevano caratterizzato in precedenza.

La conversione implica una richiesta di perdono: nei confronti delle persone nei confronti delle quali si è mancato, nei confronti di chi si è ferito. E il perdono, contrariamente a quanto farebbe pensare il triste esempio mediatico di oggi, non si concede: si chiede. E si chiede con il cuore, non con il microfono, dopo aver compreso l’errore e il danno procurato, e dopo aver provato dolore per l’errore commesso e le sue conseguenze. Non è l’ufficialità di una dichiarazione, ma la convinzione intima a fare la differenza: il perdono non è mai una formalità.

La conversione implica amore, un amore profondo e intenso per chi ci sta attorno, quell’amore che è riflesso dell’amore divino per noi e che, se necessario, porta a sacrificarsi per l’altro. Solo e sempre per amore, però: non per guadagnare attenzione, meriti, lodi. Pubblico, ma non a favore di telecamera.

La conversione comporta cambiamenti, ma anche chiarimenti. Per questo lascia perplessi sentir parlare di una conversione, che ci auguriamo profonda e matura, che non ha sentito il bisogno di dare spiegazioni a chi le chiedeva.

Superare il dolore per il proprio passato è essenziale per vivere una vita cristiana serena oltre che consapevole. Ma non sarebbe cristiano farlo senza ricordare e venire incontro al dolore altrui.

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