riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Libere e felici. Per ora

Posted by pj su 18 aprile 2008

Il Corriere in questi giorni segnalava «La generazione delle “no kid”»: donne che scelgono coscientemente di non avere figli. Quella che era una decisione personale sta diventando movimento di pensiero, con tanto di ideologa: una certa Corinne Maier, scrittrice francese, che al tema ha dedicato perfino un libro, che ora giunge anche in Italia.

«Donne italiane non imitate le vostre cugine francesi, continuate a non fare figli – spiega -. Perché “costano”. Perché “non avrete più tempo per voi”. Perché sono una palla al piede in fatto di: a. carriera; b. rapporti di coppia; c. rapporti tout court».

Lei di figli ne ha due, e di ragioni per non averne ne ha trovate quaranta. Certo, se sono tutte come queste, sono il perfetto specchio della società miope di cui – volente o nolente – anche la Maier è figlia.

In Italia le “no kid” sono numerose e serene. La grecista Eva Cantarella teorizza: «I figli deve farli chi li vuole. Io non ho mai sentito questo desiderio, non mi pento e non mi sento un mostro… Ho voluto altro. Il lavoro, la carriera. Le donne si possono realizzare in mille modi», concludendo che la femminilità? «Non sta in un pancione. Basta tutta questa enfatizzazione della maternità». Già, queste anticaglie che non si riesce a mettere in soffitta.

La giornalista e scrittrice Candida Morvillo ha trovato perfino una soluzione per interposta persona all’eventuale bisogno: «Il mio orologio biologico non è mai scattato. Ho preferito il lavoro, i viaggi, gli amici. E poi ci sono così tante coppie/ scoppiate che ci si può sempre trovare, come me, un fidanzato con figli di cui occuparsi ogni tanto». Quando serve ecco i figli già pronti, grandi, da coccolare, da affittare per qualche ora per poi restituirli a chi – ahilui – ha avuto la brutta idea di metterli al mondo.

Natalia Strozzi (“attrice, imprenditrice e discendente della Monna Lisa”), la mette sul piano dell’ironia: «Nella mia vita, ora, non c’è spazio per un terzo lavoro».

Molto più pratica l’avvocato Giulia Bongiorno, che riconosce come per la donna si imponga una scelta di campo: «Professione o figli. Io ho scelto la prima. Forse con un po’ di dispiacere ma vergogna no, non scherziamo». E allora, di fronte a un lavoro “totalizzante”, ci viene spontaneo chiederci come farà – se le voci troveranno conferma – a trovare il tempo per gestire il suo studio legale, che già le occupa tutto il tempo disponibile, e contemporaneamente dedicarsi per cinque anni a un ministero pesante come quello della Giustizia. Forse non è questione di scelte, ma di desiderio.

Tiziana Maiolo ammette che “è stata molte cose ma non mamma”: «Insegnante, giornalista. Moglie. Mi sono anche divertita. Un mattino mi sono chiesta: “E i figli”? Il mio inconscio aveva lavorato per me».

Stiamo parlando di donne emancipate e intelligenti. Libere dal mito dell’istinto insopprimibile e senza timori reverenziali nei confronti dell’uomo. Ma proprio per questo ci saremmo aspettati da loro una maggiore lungimiranza e maturità.

Facile, certo: ottenere tutto e subito, e domani si vedrà. E d’altronde è tipico della nostra società esibire una superficialità quasi infantile.

Perché certo, oggi c’è la carriera da perseguire, la vita da vivere, ci sono cose da vedere e da sentire, c’è da divertirsi ed emozionarsi. E sinceramente auguriamo una vita piena e soddisfacente a tutte coloro che leggono. Fino a quando l’illusione potrà reggere. Perché un giorno i riflettori si spegneranno, insieme ai sensi e alle ambizioni.

Potere, successo, fama, ricchezza, ammirazione, invidia giungeranno al culmine, e forse a quel punto sorgerà dentro di loro la fatidica considerazione del Qoelet: “Tutto è vano”.

E, inutile illudersi, arriverà “l’età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le macinatrici si fermano perché sono ridotte a poche, quelli che guardano dalle finestre si oscurano, i due battenti della porta si chiudono sulla strada perché diminuisce il rumore della macina; in cui l’uomo si alza al canto dell’uccello, tutte le figlie del canto si affievoliscono, in cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui fiorisce il mandorlo, la locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto”, per dirla con le mirabili parole dell’Ecclesiaste.

Arriverà il giorno in cui bisognerà fare i conti con i propri limiti, e il ricordo di quello che si è stati non sarà una soddisfazione ma una disperazione per quello che non si è più. E affittare figli e nipoti non sarà la stessa cosa.

Tentare di dimenticarsene, rimandare il pensiero, evitare di affrontare il problema in attesa che la scienza trovi la formula per la vita eterna non è saggio, tanto quanto non pensare alla pensione nella speranza di vincere al lotto.

Un domani quei quaranta motivi per non avere un figlio potrebbero diventare altrettanti rimpianti.

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