riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

I nuovi niniviti

Posted by pj su 16 aprile 2008

«Qualche volta è stato il clic dello scatto a tradirli. Qualche altra l’hanno invece fatto troppo… disinvoltamente per passare inosservati»: è così, secondo Avvenire, che almeno una decina di persone in giro per l’Italia hanno concluso la due giorni elettorale con una multa salata e una denuncia. Motivo? Il tentativo, evidentemente fallito, di fotografare la scheda.

Mi correggeranno i colleghi, ma non mi risulta che nelle tornate elettorali del passato ci sia stato tutto questo interesse a immortalare il momento del voto. Anzi, a dirla tutta non c’è mai stata troppa affezione nemmeno per il voto, vissuto dai più come un dovere da esercitare senza farsi troppe illusioni.

E allora, perché? Facciamo un passo indietro. A pochi giorni dalle elezioni il ministero dell’interno ha diramato una severa normativa in relazione all’uso in cabina elettorale di apparecchi per la riproduzione fotografica o video. Nulla di nuovo, nella sua radice: l’indicazione esiste da sempre, e fa parte di quell’insieme di norme che puntano a tutelare l’elettore, evitando il voto di scambio. Con le nuove tecnologie, e probabilmente con un occhio alle bravate esibite in rete, il ministro deve aver pensato che la linea dura sarebbe stata opportuna onde evitare problemi, polemiche, strascichi.

Per giorni i giornali, le tv, le radio ci hanno avvisato: sarà vietato entrare in cabina con fotocamere e affini, è vietato fotografare la scheda, le sanzioni sono pesanti.

Ed è qui che, nella mente di qualche persona debole, appassionata alle emozioni forti, è scattato il fascino della trasgressione: si sa, dai tempi di Adamo ed Eva più una cosa è vietata e più attira i desideri. E così in giro per il Paese, da Ceppaloni a Macerata, da Rovigo a Catanzaro, da Cuneo a Viterbo passando per Udine e chissà quante altre località, un gruppo di persone ha tentato la sua piccola missione impossibile: immortalare la scheda.

Missione resa impossibile soprattutto per la mancanza di organizzazione, capace di portare a vette sublimi di improvvisazione: dai maneggi poco disinvolti al cellulare che squilla in cabina, dal flash allo scatto che risuona nell’aula. Per tutti le stesse conseguenze: multa, denuncia, sequestro del cellulare e una bella dose di vergogna. O, almeno, si spera.

Naturalmente si trattava di persone impreparate e un tantino irresponsabili, specie a guardare le reazioni dopo la scoperta del gesto, una gamma di espressioni che va dalla rassegnazione al pianto dirotto.

E allora perché, viene da chiedersi. Perché rischiare conseguenze così gravi senza un apparente vantaggio.
Basta davvero il fascino del proibito per spingere a rischiare?

Colpisce la giovane età delle persone coinvolte. Certamente non si trattava di coloro cui la norma era rivolta, persone che volevano testimoniare di aver “votato bene”. Una generazione, forse, troppo annoiata da una domenica che non finisce mai, e davanti agli annunci perentori della tv decide di provare il brivido di una trasgressione. Per onorare una scommessa infantile, per ottenere un souvenir originale o per vantare una spacconata in più con gli amici del bar.

Annoiati e incauti. Molti probabilmente non si sono nemmeno resi conto della gravità del loro gesto, abituati come sono a dribblare quotidianamente leggi e divieti. Ed è questa, decisamente, la cosa più grave. Altro che generazione millennial, siamo di fronte alla generazione Ninive: una generazione che fa difficoltà a distinguere il bene dal male.

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