riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Discorsi scomodi

Posted by pj su 10 aprile 2008

Un vero trattato di fede, concreto e per niente scontato, quello che Tony Blair ha proposto nei giorni scorsi nel suo discorso a Westminster.

Tony Blair, dopo le dimissioni da Primo ministro inglese, ha scatenato una serie polemiche per la decisione di parlare liberamente del suo percorso di fede, che l’ha portato ad abbracciare il cattolicesimo: se durante il suo mandato (uno tra i più duraturi della storia britannica) il motto era “We don’t do God”, non ci occupiamo di Dio, con l’abbandono delle responsabilità da statista ha sentito una maggiore libertà di espressione in relazione a un tema che, evidentemente, gli stava a cuore.

Nel suo discorso, sobrio ed equilibrato, ha toccato alcuni punti che vale la pena evidenziare. In primo luogo sfata un luogo comune: «Sono d’accordo che non devi essere religioso per essere buono – è vero -, ma non si può separare la religione dall’idea di fare del bene». Per “religione” Blair non intende, come si capisce nel testo, un insieme di regole, ma l’espressione pubblica della propria fede, sia personalmente, sia come chiesa.

Se quindi la fede, nonostante non sia essenziale per essere buoni, «non è scomparsa con l’arrivo della scienza moderna e della tecnologia» e «continua ad essere il centro della vita di milioni di persone», se «continua a ispirare opere di supremo sacrificio personale» è «perché nel suo nucleo essenziale la fede rappresenta un profondo desiderio dello spirito umano».

La fede, spiega Blair, «risponde al desiderio umano più fondamentale, irresistibile, irreprimibile di fare del bene, di migliorarsi, di pensare e agire oltre i limiti degli egoismi umani». La fede come elemento che ci stimola a migliorare e migliorarsi.

«Ancor più di questo – continua Blair -, essa è radicata nella convinzione che l’impulso a fare del bene consiste nel mettersi da parte, nella consapevolezza di qualcosa di più importante di noi stessi»: fare parte di qualcosa di più ampio è consolante, sapere di non essere il centro del mondo è salutare per darci una giusta opinione di noi stessi e, in ultima analisi, aiutarci a vivere meglio.

Questa prospettiva fa sì che «l’altro non viene rifiutato o ancor peggio escluso, ma abbracciato come più importante di me o di te. E chi crede è convinto che questo è il nostro scopo nella vita». Accogliere l’altro, servirlo, amarlo “come te stesso” significa pensare a lui e al suo bene, quintessenza dell’amore cristiano.

Anche la vita di chiesa, che Blair chiama “religione organizzata”, deve venir modellata su questi principi: «vista in questa luce, non è un arido rituale ma una collettiva dimostrazione di fede, un riunirsi di persone che credono nel potere dell’amore e della compassione di Dio, che sono convinte che essi siano diretti verso tutti e nel riunirsi simboleggiano questa comunione con Dio e con gli altri esseri umani». Una chiesa che non è solo una struttura, momenti di incontro che non sono freddi riti ma occasioni di condivisione e di incoraggiamento reciproco all’amore cristiano.

Siamo cristiani, sostiene poi Blair, ma restiamo umani: «la fede guida la nostra vita, consapevole delle nostre debolezze e concedendoci forza. La fede corregge, in modo necessario e vitale, la tendenza dell’umanità al relativismo. Dice che ci sono assoluti… Dà vera fibra morale».

Nella nostra natura peccatrice questo non ci preserva dagli errori, ma ci offre una prospettiva più nobile: «Sbagliamo, pecchiamo ma almeno lo sappiamo e sentiamo la spinta a fare meglio e il bisogno di cercare il perdono di Dio».

Blair offre poi una risposta anche a chi irride il cristiano, affermando che per coerenza la sua fede non dovrebbe avvalersi della scienza e della tecnica in quanto “Dio provvede”: «La fede è un credere vivo – ricorda Blair -, non fermo in un’epoca nella storia, ma che si muove col tempo, con la ragione, migliorata dalle scoperte scientifiche e tecnologiche, non in antitesi a esse, e dirige tali scoperte verso fini umani».

La scienza e la tecnica sono doni di Dio, ma solo la fede – con il suo patrimonio di valori ed esperienza – può guidare il loro sviluppo affinché sia a beneficio dell’uomo, e non contro di esso: quando la scienza pretende di farsi valore assoluto e di operare senza limiti, fine a se stessa, rischia di operare contro l’uomo anziché a suo favore. Un pericolo fin troppo concreto in questi ultimi anni.

Il discorso di Blair, come si vede, è intenso e significativo. E Blair, per la sua esperienza politica internazionale, sicuramente fa notizia di suo.
È quindi curioso che, tra tutte le testate nazionali, solo Repubblica, il Foglio e Avvenire si siano degnati di dare enfasi al discorso del leader progressista, quando invece altri interventi dello stesso Blair su altri temi – e non per forza sempre politici – vengono spesso segnalati, richiamati, commentati con trasporto per giorni.

Forse stavolta ha detto qualcosa che non doveva. Chissà, forse qualcuno pensa ancora che un uomo di sinistra come lui non dovrebbe occuparsi di fede, e tanto meno scorgerci il senso della vita.

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