riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

La sobrietà del ruolo

Posted by pj su 9 aprile 2008

«Il preside boccia il look dei professori»: a inizio aprile il responsabile di un liceo classico di Cuneo ha diramato una circolare per invitare i docenti “a vestirsi più da professori”, evitando un “abbigliamento caratterizzato da un eccesso di giovanilismo: jeans, magliette colorate, felpe, camicie improbabili, tute da teenagers».

Interpellato ieri dalla La Stampa, il preside ha risposto in maniera esemplare alla domanda su quale sia l’abbigliamento “scolasticamente corretto”: Non esiste un abbigliamento corretto in particolare – ha risposto -, «ma è facilmente intuibile quale sia quello sconveniente». Una frase che andrebbe incisa e posta all’ingresso di ogni luogo pubblico, dagli uffici alle chiese, o magari direttamente sull’uscio di casa. Ogni occasione richiede un codice di comportamento, e quindi di abbigliamento, diverso: andare al mare è – e deve – essere diverso dall’andare a visitare un museo, fare footing è diverso dalla partecipazione a una funzione religiosa, un funerale non è un party, e un matrimonio non è una sfilata.

Nei templi cattolici è vietato l’ingresso in minigonna, pantaloncini e canottiera o maglietta smanicata, ma anche con il cappello: se una saggezza millenaria ha imposto certe regole di rispetto, un motivo ci sarà. Possiamo essere anche gli esseri umani più illuminati del pianeta, ma prendersi la responsabilità di irridere generazioni di onesti predecessori è un comportamento quantomeno arrogante.

Allo stesso modo, non sarà un caso se nel corso dei secoli è emerso il concetto di divisa, a caratterizzare un’autorità da rispettare e cui è dovuta obbedienza. L’abbigliamento contraddistingue il ruolo, e anche quando la divisa non c’è, il principio resta: come commenta la stilista Laura Biagiotti, «La scelta dell’abito è determinante nella definizione dei ruoli. A maggior ragione la tenuta dei professori parla un linguaggio ben preciso. Chi insegna non deve essere un competitor [concorrente pari grado], ma un modello di riferimento».

Per parlare ai giovani non è necessario vestirsi da giovani, con eccessi che rischiano di rasentare il ridicolo. È opportuno e necessario adeguare il linguaggio, la forma, l’impostazione, i concetti, l’approccio per farsi capire al meglio: ma questo non significa trasfigurarsi in qualcosa che non siamo. Anzi, il fatto di poter garantire una dignità formale aiuta è un segno di rispetto per il Messaggio che comunichiamo, e a sua volta porta l’interlocutore a dare il giusto peso al messaggio che viene comunicato.

L’abbigliamento sobrio dei professori «regala serenità – conclude la stilista -, insegna a vivere, una cosa non da poco in questi momenti così difficili». Un po’ di rigore, in un mondo dove i giovani si buttano via per l’assenza di punti di riferimento e uccidono per noia, può dare il segno di una certezza. Quella certezza che siamo chiamati a trasmettere a chi ci circonda.

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