riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Figli della televisione

Posted by pj su 2 aprile 2008

La conduttrice televisiva Antonella Clerici, quarantacinque anni, dichiara: “Mi curo senza angoscia per avere un figlio”.

Gianfranco Funari, classe 1932, appena uscito dalla terapia intensiva, afferma: “Voglio un figlio”.

Gianna Nannini, cinquantadue anni, vuole un bambino: “Adesso avrei l’età giusta, e la testa giusta, per farlo”.

Pare che il desiderio di maternità e paternità si sia diffuso nel mondo dello spettacolo in maniera virale. Sicuramente è un sentimento apprezzabile, nella speranza che possa fare tendenza anche tra i fan dei personaggi coinvolti.

Semmai si può restare perplessi per le modalità. Il mondo dello spettacolo, come quello del business, impone tacitamente di rimandare le proprie scelte di vita sacrificando le ragioni della natura a quelle del lavoro. Di fronte a una prospettiva di vita sempre più prolungata, sembra tutto sommato ragionevole dedicare alla carriera gli anni di maggiore energia.

Così i genitori sono sempre più maturi, e a desiderare un figlio non sono donne e uomini di trenta, trentacinque, quarant’anni, ma i loro fratelli maggiori, quelli che un tempo avevano ormai messo la testa a posto da almeno una decina d’anni.

Lascia perplessi questo nuovo modo di intendere la vita: fiducioso nel futuro – e questo non sarebbe di per sé un male – ma anche pretenzioso. Un modo di vedere la vita à la carte, pianificando a proprio piacimento desideri e capricci, convinti che le possibilità economiche possano battere anche l’orologio biologico.

A quanto pare non si tiene troppo in considerazione la prospettiva dell’altro: vale a dire il bambino che dovrebbe nascere. Non si considera che non sarà probabilmente una grande soddisfazione per lui vedersi accompagnare a scuola da una madre o un padre ormai malfermo sulle gambe a causa degli anni. Né sarà troppo esaltante trovarsi un genitore certo famoso, ma che ha vissuto la sua adolescenza in un tempo trapassato remoto, troppo lontano per capire desideri e aspirazioni dei giovani di oggi.

Ma tant’è: poco importa del baratro anagrafico che separerà dal figlio una madre di successo ma ormai cinquantenne, o un padre che forse non riuscirà ad assistere nemmeno alle prime partite del pargolo senza rischiare la salute per l’emozione.

L’importante, oggi, è avere qualsiasi cosa nel momento e, possibilmente, nel modo desiderato. Anche, e soprattutto, un figlio.

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