riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Silhouette spirituali

Posted by pj su 28 marzo 2008

Drastica oggi la Stampa, che mette fine alle speranze dei lettori in sovrappeso. «Le diete fanno ingrassare: a distanza di qualche anno si torna al punto di partenza. Anzi, spesso si è più grassi di prima. Il verdetto arriva dagli Stati Uniti».

Un percorso beffardo, che gli esperti d’oltreoceano hanno analizzato con la loro solita precisione, individuando una parabola ben precisa.
Inizialmente «i risultati sembrano premiare gli sforzi, addirittura illudere che dimagrire sia facile e non richieda nemmeno troppo tempo. La batosta arriva più tardi. Nel lungo periodo ogni sforzo è vanificato: a due anni dall’inizio della dieta per un paziente su quattro l’effetto benefico è già interamente svanito, e la situazione è addirittura peggiorata. A tre anni di distanza il quadro precipita: l’83 per cento pesa di più rispetto al periodo pre-dieta. Senza contare che la metà di chi ha riguadagnato peso, ha accumulato come minimo cinque chili in più rispetto a quando aveva deciso di dimagrire».

Insomma, un disastro di sacrifici frustrati. Un’ecatombe di buone intenzioni. E dire che si parte sempre con determinazione: smetto, mi do una regolata, mi impegno sul serio. La maggior parte cede dopo i primissimi giorni: il sacrificio non è per tutti.

Chi arriva fino alla fine, prova una soddisfazione sociale e personale: sociale, per il nuovo aspetto che viene percepito e apprezzato dagli altri; personale, per il risultato ottenuto e per il nuovo rapporto con la propria immagine.

Una soddisfazione che rischia di essere letale, sul piano del risultato: «Smettere di mangiare per qualche mese ha tutti i tratti della fatica che, una volta terminata, dà diritto a una sorta di ricompensa. Spesso si ricomincia a mangiare come prima, e soprattutto non si è riusciti ad assimilare abitudini fondate su alimentazione corretta e attività fisica».

E quindi via, daccapo, tra diete e sacrifici, in un circolo vizioso che non si conclude mai.

Il parallelo tra aspetto esteriore e interiore viene spontaneo. Il desiderio di trovare una forma smagliante fa il paio con l’impulso a dare un significato alla propria vita e a riempire la propria anima con qualcosa di significativo: l’uno e l’altro, a un dato momento della vita, sono ineludibili.

Il cristianesimo offre una soluzione globale per rispondere a questo “vuoto a forma di Dio”, una soluzione che parte da due regole: primo, fidarsi di Dio, come si fa con i dietologi, anche quando non capiamo le indicazioni che ci vengono date. Secondo, non barare: cercare sotterfugi religiosi per non assumersi un impegno pieno è come mangiare di straforo: solo un rapporto diretto, onesto, costante con Dio può cambiare il deserto che abbiamo dentro, non ci sono riti a rendere il percorso più comodo.

Prescindere da queste due premesse significa cominciare una dieta senza la giusta prospettiva e fallire.

E poi, anche la dieta spirituale ha le sue regole. Abbuffarsi di Bibbia e preghiera per brevi periodi non basta. E non basta nemmeno ritirarsi per una settimana all’anno in un campo biblico – come in una spa – per una full immersion: una volta usciti gli effetti si disperdono ben presto se non si adottano gli accorgimenti necessari.

Insomma: le soluzioni parziali, anche dettate da serietà e impegno, non pagano. O meglio, possono pagare sul momento, sul breve termine, ma non permetteranno di ottenere, sulla distanza, quei risultati significativi, quella serenità, quella gioia costante, quella soddisfazione interiore, quella pace in mezzo alle difficoltà che è l’obiettivo di ogni essere umano.

La soluzione? La stessa che vale per la dieta: non un sacrificio limitato nel tempo, ma un nuovo stile di vita. Per funzionare, la dieta spirituale non può essere una tra le tante cose da fare: deve caratterizzare tutta la vita alla ricerca di Dio.

Buona dieta.

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