riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Polemiche pasquali

Posted by pj su 18 marzo 2008

Come morì Gesù: con le braccia e le gambe distese, i chiodi nelle mani e nei piedi, oppure con le braccia leggermente sollevate rispetto alla testa, i chiodi nei polsi (o negli avambracci) e le gambe rannicchiate? La BBC lancia la polemica, basandosi su nuove evidenze (si fa per dire, sono di quarant’anni fa) e in base a queste prove propone una nuova ipotesi sulla crocifissione, che fa a pugni con la rappresentazione iconografica tradizionale.

Una polemica che ricorda un fatto di vari anni fa, quando due teologi si impegnarono in una dotta discussione su come fosse più opportuno tenere le mani mentre si pregava: accostate o incrociate? Ognuna delle due soluzioni aveva una sua origine storica e un significato sul piano spirituale, e ognuno dei due sosteneva appunto una delle due diverse opzioni come la più corretta.

Speriamo sia evidente a tutti che pregare con le mani giunte o incrociate, inginocchiati o in piedi, camminando o seduti non è la questione principale: è la sostanza che conta, la preghiera come momento di contatto e dialogo con Dio e non come mera recita.

Lo stesso vale per la questione sollevata in vista della Pasqua dal documentario della BBC. Gesù potrebbe essere stato crocifisso nella posizione canonica entrata nell’immaginario collettivo attraverso l’arte o meno; i chiodi potrebbero essere stati conficcati nei polsi e non nelle mani, e le gambe potrebbero essere state in posizione accovacciata e non dritte. Quale potesse essere il sistema più in uso da parte dei Romani per torturare e uccidere attraverso la crocifissione viene dedotto dalla BBC partendo da un ritrovamento singolo, uno scheletro crocifisso: anche statisticamente viene difficile credere che possa essere più autorevole di altre evidenze, più ampie sul piano numerico e più frequenti sul piano documentale, ma tant’è.

Ovviamente la polemica della BBC non poteva passare inosservata: di fronte alla tesi inglese il noto regista Franco Zeffirelli si inalbera: “niente di nuovo”, sostiene, avendo sostenuto le stesse tesi già trent’anni fa nel suo celebre “Gesù di Nazareth”; stessa perplessità di Giovanni Vian, docente universitario e direttore dell’Osservatore romano. E qualche tradizionalista in Gran Bretagna ha addirittura chiesto – senza esito – che la trasmissione del documentario venisse sospesa.

Più che sulle modalità, le nostre perplessità vanno invece in un’altra direzione. Fateci caso: ogni volta, alla vigilia della Pasqua, emerge una polemica, una questione, un’ipotesi più o meno bislacca sulla passione, sulla morte, sul seppellimento, sulla resurrezione. Non c’è dubbio sul fatto che sia giusto ricercare la verità, in base alle evidenze bibliche e storiche, anche andando contro alle false convinzioni e alle tradizioni che per secoli possono aver influenzato la percezione dei fatti evangelici.

Il pericolo però, in questi casi, è che queste polemiche finiscano per distogliere l’attenzione dei più dalla Pasqua vera e propria per concentrarla su dettagli: questionare sui metodi di crocifissione significa perdere di vista il significato del gesto di Gesù, l’importanza epocale della sua morte sostitutiva, attraverso la quale l’essere umano può vedere cancellati gli ostacoli che si frappongono a un rapporto diretto con Dio, e della sua resurrezione gloriosa, che offre a chi crede in Gesù la certa speranza della vita eterna.

La Pasqua, in qualunque momento la si voglia festeggiare, non dovrebbe consistere in un dotto dibattito sulle modalità fisiche e teologiche della morte e resurrezione del Cristo: dovrebbe rappresentare il ricordo e la commemorazione di questo evento, l’unico possibile, l’unico capace di cambiare la nostra vita travolgendola con la grazia divina.

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