riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Generazione sandwich

Posted by pj su 7 marzo 2008

C’erano una volta i nonni, che accudivano i bambini. Erano giovani e spesso già in pensione, e potevano permettersi di dare una mano ai figli nella cura dei nipoti. Poi la società è cambiata. Quei nonni, generazione dopo generazione, sono invecchiati, perché i figli hanno cominciato a studiare e quindi a concedere loro sempre più tardi la gioia di un nipote. Se il nonno di vent’anni fa aveva cinquant’anni, oggi ne ha sessanta o più. Sono invecchiati, ma va detto che sono invecchiati bene: aiutati dalla scienza e da una società sempre più attenta alle loro esigenze, hanno raggiunto età che i loro genitori nemmeno sognavano.

Nel frattempo i figli studiano sempre di più: una volta bastavano le superiori, oggi nel curriculum non può mancare la laurea; e poi il lavoro, difficile da trovare e sempre meno stabile: inevitabile che si metta su famiglia sempre più tardi.

Sommate i vari fattori, e capirete perché la generazione nata negli anni Quaranta viene chiamata dagli esperti – lo scopriamo oggi dalla Stampa – generazione-sandwich. Sono, oggi, splendidi sessantenni, sono in forma e spesso sono anche in pensione: una condizione che, vista da fuori, potrebbe sembrare ideale. Invece si trovano a riempire le giornate andando in soccorso ai loro cari: da un lato devono accudire genitori sempre più longevi (ormai chi muore prima degli ottant’anni muore giovane), dall’altro badare ai nipoti che arrivano sempre più tardi.

I nati negli anni Quaranta si trovano quindi a sperimentare per primi una situazione inedita per la nostra società, ma che da ora in poi sarà una costante: se fino a oggi avere un bisnonno era un’eccezione, nel futuro prossimo avremo una società regolarmente suddivisa su quattro generazioni.

Avremo bisnonni ottantenni – e forse trisnonni centenari – da curare, nonni sessantenni ancora in forze ma intenti ad accudire i loro genitori, figli trentenni che lavoreranno sempre più a lungo perché la pensione sarà sempre più difficile da accumulare, e nipoti inevitabilmente lasciati a se stessi.

Che sia necessaria una revisione della nostra impostazione sociale è evidente. I sostegni sociali non bastano. Una società egoista come quella che abbiamo modellato negli ultimi anni non può reggere di fronte a queste sfide; gli aiuti – badanti, case di riposo, supporti sanitari o tecnologie – saranno solo palliativi.

Non succederà domani, ma nemmeno la soluzione si trova da un giorno all’altro, dato che comporta un cambio di mentalità: per questo è opportuno cominciare a pensarci. Se non saremo capaci di assumerci le nostre responsabilità di esseri sociali dandoci una regolata, e mettendo da parte i patetici falsi miti sviluppati in questi ultimi anni – la lista è lunga, dal “tutto intorno a te” al “perché io valgo” – le conseguenze saranno serie. E non basteranno le pubblicità a salvare il nostro ego.

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