riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quella prospettiva che manca

Posted by pj su 3 marzo 2008

Tempi duri per le mamme, e i risultati si vedono: un crollo di nascite, specie nelle città dove la vita costa di più e il lavoro è un idolo prima ancora che un’esigenza. I dati di Milano – segnalati oggi dal Corriere – sono significativi: nel 2007 sono nati duemila bambini in meno rispetto al 2006, e anche le donne straniere, che fino a oggi mantenevano la media entro una soglia dignitosa, hanno cambiato tendenza.

I motivi? Secondo il Corriere, almeno cinque.
1. Sei donne su dieci, a Milano, lavorano: inevitabile che la maternità ne risenta, e venga messa in secondo piano, al momento in cui il lavoro avrà dato le soddisfazioni di prammatica.

2. inutile contare su mariti e compagni. Non perché non ci sono (almeno non sempre), ma perché non aiutano. Una tendenza curiosa: da un lato la donna si è maschilizzata, dall’altro l’uomo si è femminilizzato in termini estetici (quanto spendono, oggi, gli uomini in prodotti di bellezza?), ma non in modo virtuoso. Aiutare la consorte non è disdicevole: o non lo è, comunque, più della cura del corpo.

3. il part time, in Italia, è una cultura estranea che non riesce a mettere radici, con tutte le conseguenze per chi si è preso la responsabilità di un figlio e vuole dedicargli il tempo necessario.

4. al di là delle buone intenzioni, la tanto decantata flessibilità porta spesso a un ritorno del lavoro a cottimo: un superlavoro, con tutti gli svantaggi del caso nella gestione di una famiglia.

5. mancano i nonni, specie a Milano, e mancano anche gli asili nido dove lasciare i pargoli. Problema non da poco, se si lavora in due perché i costi della vita sono proibitivi.

Insomma, non bastavano le politiche dissennate degli ultimi decenni e i pericoli per l’infanzia degli ultimi anni: tutto sembra congiurare contro la famiglia. Nessuno probabilmente rimpiange i tempi in cui l’Italia era un paese rurale, e la famiglia aveva un suo equilibrio interno: i nonni stavano con i nipoti e li educavano, oltre a badare a loro; i genitori lavoravano, e il nucleo familiare allargato, dinamica sociale di per sé piuttosto rigida, aveva un senso.

La vita cambia, il paese cambia, la famiglia cambia: non sempre in meglio, a quanto pare, e la situazione milanese di cui si parla oggi sul Corriere è emblematica per capire dove possa portare uno sviluppo non equilibrato.
Il cambiamento non è sbagliato di per sé, anche se la società tende alla refrattarietà per un istinto di autoconservazione. La questione, semmai, è avere la capacità di individuare in anticipo conseguenze e problematiche che stanno dietro ogni scelta, e che rischiano di portare i singoli e la società verso situazioni potenzialmente critiche. Una prospettiva che deve essere attuale, ma non può non essere anche lungimirante, per evitare di far pagare le conseguenze alle generazioni successive.

Certamente, in questo quadro, fino a oggi non ha aiutato il fatto che in Italia ogni questione finisca per diventare oggetto di discussioni sui massimi sistemi: anziché impostare il presente guardando il futuro e valutando quindi con ragionevolezza le prospettive concrete, spesso ci siamo ritrovati di fronte a decisioni basate su posizioni ideologiche fini a se stesse, proposte senza il minimo realismo.

I risultati, in tutti i settori – dalla scuola alla giustizia, dalla famiglia ai rapporti sociali – sono sotto gli occhi di tutti. Chissà se saremo in grado di ritrovare il lume della ragione – anzi, della ragionevolezza – in tempo utile.

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