riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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La scelta di non scegliere

Posted by pj su 19 febbraio 2008

«Stracciate il certificato elettorale» è la frase del giorno. La provocazione anti-politica di Rosario Fiorello e Marco Baldini fa discutere oggi i politici e i media. L’invito dei due cabarettisti è arrivato sull’onda di un discorso che partiva, tanto per cambiare, dal problema rifiuti in Campania.

«I politici devono fare qualcosa di concreto già prima delle elezioni, e non promettere e basta chiedendo voti», ha continuato Fiorello. Beppe Grillo, altro comico che ha fatto della contestazione la sua bandiera, ha esultato: “finalmente anche lui ha capito”.

A guardare i fatti da fuori, invece, l’impressione è che non si sia colto il nocciolo del problema. Naturalmente non si può non riconoscere che, se si è arrivati a questo punto, sia colpa anche della politica: un Parlamento dove si assiste a urla, sputi, bocche piene di mortadella, cappi e cartelloni come in una qualsiasi curva da stadio non rende onore alla sacralità laica del luogo, né offre motivi per chiamare ancora “onorevole” chi lo frequenta.

Inevitabile notare anche che in questi anni ci hanno abituato al peggio, tra promesse non mantenute, rissosità, privilegi esibiti, piccole sopraffazioni; l’incertezza numerica e una legge elettorale forse inadeguata hanno fatto il resto, portando a un’instabilità politica e a una paralisi decisionale che, purtroppo, scontiamo tutti.

Il senso di sconforto, quindi, è inevitabile per il cittadino comune: attenzione, però, a generalizzare. Abbiamo citato il Parlamento, una delle sedi istituzionali per eccellenza, ma spesso nel protestare si dimentica che molti dei problemi sul tappeto non dipendono direttamente da Camera e Senato.

Il problema dei rifiuti, per esempio, nasce in un contesto prettamente locale: Comune, Provincia, Regione. È fatto di scelte mancate, di silenzi, di accomodamenti, di rimandi, in certi casi perfino di un lucro che sfrutta l’emergenza.

Colpa degli amministratori? Non c’è solo questo. Abbiamo già detto in altre occasioni che per arrivare dove si è arrivati non era sufficiente malgovernare o astenersi dal governare: era necessario che tutti chiudessero gli occhi, cittadini compresi, fino a quando la situazione non si è fatta insostenibile ed è scoppiata la comprensibile protesta. Ma protestare non basta, se è mancato fino a un momento prima il senso di responsabilità nelle scelte. Per arrivare dove si è arrivati è stato necessario avere per quattordici anni un’amministrazione lineare: significa che per almeno tre tornate elettorali gli elettori, nonostante l’emergenza, hanno premiato chi amministrava, riconfermandolo. Si badi, non stiamo dicendo che gli altri avrebbero fatto meglio, ma solo che la soluzione al problema non è non votare: anzi, è proprio il voto a fare la differenza.

La protesta, infatti, si esercita nel momento in cui gli elettori verificano i risultati dei cinque anni di lavoro di un amministratore pubblico e decidono, di conseguenza, la sorte politica di chi ha governato. La democrazia è un privilegio che però, come tutti i privilegi, bisogna saper usare. E saperlo usare significa anche comprendere il senso delle proprie scelte. Abbiamo la libertà di decidere ma siamo responsabili del nostro futuro.

A livello nazionale siamo chiamati a scegliere non chi saprà risolvere un problema locale, ma chi ha le posizioni più convincenti sui temi generali, sui rapporti internazionali, e in particolare sui valori che riteniamo basilari per la società; su questo potremo valutare la posizione di chi si candida, e sarà inutile lamentarsi dopo aver contribuito alla vittoria di uno schieramento che si presenta un programma preciso, composto da proposte che non condividiamo.

A livello locale, invece, non ha molto senso scegliere una bandiera o uno slogan, quanto un candidato con un programma locale convincente. Se poi questo candidato creda o no nell’opportunità di riconoscere il Kosovo indipendente, mi lascerà indifferente: i suoi problemi saranno i trasporti locali, i rifiuti, il piano regolatore, l’approvvigionamento idrico, e così via.

Stracciare un certificato elettorale, come è stato proposto, non fa differenza: anzi, fa il gioco di chi si vuole contestare. Si sa, i voti che non vengono espressi non contano; nelle prime ore dopo i risultati elettorali ascolteremo i perdenti esprimere le consuete parole di preoccupazione relative alla sempre più ampia astensione, e poi tutto tornerà come prima: nei palazzi e, soprattutto, nelle strade, dove nessuno risolverà i problemi che ci stanno a cuore. E allora sarà inutile scendere in piazza. Meglio la cabina elettorale.

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