riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Famiglie monoporzione

Posted by pj su 18 febbraio 2008

Essere single costa caro, racconta oggi La Stampa. I single comprano alimenti pronti, verdure già lavate e tagliate, confezioni monodose, che costano molto di più rispetto ai prodotti normali. Inoltre, quando non c’è alternativa e devono comprare le dosi familiari, finiscono per sprecare buona parte del prodotto, con uno spreco che a sua volta incide sul bilancio.

Le famiglie monocomponente, così la burocrazia definisce la situazione di chi vive da solo, sono 5 milioni e 977 mila, oltre un quarto dei nuclei familiari totali. Un decimo della popolazione.

La “singletudine” fino a qualche decennio fa nemmeno esisteva, come concetto, e ora eccola che influenza l’economia. Sì, perché un decimo della popolazione è una percentuale non irrilevante in termini di consumi e di abitudini: se sei milioni di persone preferiscono fare la spesa alle nove di sera, per dire, state certi che i supermercati si adegueranno.

Lo stesso vale per i consumi, che dipendono dalle abitudini di vita e la cui tendenza è già stata adocchiata e agevolata dalla grande distribuzione. Un destino di vita, riflette Bruno Ventavoli sulla Stampa: tenere sotto controllo le scadenze dei prodotti in frigo è stressante, come è stressante, tornati a casa dopo una lunga giornata tra lavoro e traffico, pensare di mettersi ai fornelli. Aggiungete che il valore principale per i single non è il denaro, ma il tempo: di solito chi vive solo si è dedicato alla carriera, e ha quindi una paga più alta; anche se così non fosse, può permettersi di più rispetto a chi, a parità di stipendio, ha una famiglia da mantenere.

Gli esperti di marketing, che la sanno lunga e vedono prima di noi le tendenze, hanno trovato in questa somma un segmento di pubblico decisamente succulento, e hanno lanciato i prodotti monoporzione: salse per una persona, insalate per una persona, piatti precotti per una persona, e così via. Non solo: se il tempo è importante, i single apprezzeranno chi glielo fa risparmiare, a fronte di un modico supplemento: d’altronde non è nata così la moda delle pizze a domicilio? E allora via con i prodotti pronti, precotti, prelavati, pretagliati. E attraenti: al supermercato provate a passare di fronte a una terrina di insalata sottovuoto, con tanto di pomodorini, olive e mais a guarnire la verdura, e vediamo se non vi viene fame.

Tutto pronto, tutto facile: è lo stile gastronomico di oggi, che non riguarda però solo i single. E non riguarda solo la cucina. Ci si può chiedere quante siano le famiglie che, strette nel tetris degli orari di lavoro, palestra, impegni sociali, finiscono per usare la casa come semplice punto di appoggio, più che come luogo di incontro. «Papà? Non lo vedo dall’altro ieri», ci rivelava candidamente un adolescente qualche giorno fa. D’altronde il papà lavora, il figlio va a scuola, quando il padre torna il figlio è già ripartito per le attività pomeridiane, e alla sera quando rientra il padre è già davanti alla tv, o a letto per un meritato riposo.

E allora è inevitabile pensare che le monoporzioni, i cibi precotti, il “pronto subito” non riguardino solo i single in un’Italia che va di corsa, dove due paghe bastano appena, dove ognuno rivendica la sua vita e i suoi spazi. Le monoporzioni rischiano di diventare una filosofia di vita, in un’Italia dove le famiglie sono monocomponente anche quando l’anagrafe sostiene il contrario.

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