riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

La bugia sdoganata

Posted by pj su 15 febbraio 2008

I bambini mentono per il cattivo esempio che ricevono. È il desolante, e abbastanza scontato, risultato di nuovi studi presentati sul New York Magazine.

Pare che si cominci a mentire a 2-3 anni, e si raggiunga il culmine a 11; a 4 anni lo si fa per paura di essere puniti, a sei per imporsi, nell’adolescenza per ritagliarsi una propria identità.

Mentire viene presentato come un fatto accettabile, e quasi inevitabile: riporta il Corriere che stando a queste tesi «insegnare ai propri figli a comportarsi in maniera “educata”, cioè velatamente ipocrita, avrebbe un effetto boomerang. I bambini crescono con una nozione ambigua dell’onestà come un qualcosa di pericoloso che crea soltanto conflitti. E così le bugie sono un metodo preferibile per mantenere l’armonia sociale e familiare».

Speriamo che le tesi in questione siano azzardate. Altrimenti bisognerebbe concludere che la nostra società vive basandosi sulla falsità. Peraltro sentir paragonare l’educazione all’ipocrisia dimostra una scarsa competenza in fatto di relazioni sociali; oppure – non è detto – gli ingenui siamo noi, che crediamo nella possibilità di essere sinceri.

Forse sarebbe il caso di distinguere sincerità e ingenuità. In fondo già nei Proverbi Salomone segnalava che “lo stolto dice tutto quello che pensa”, e non è intelligente spiattellare tutto quello che si sa.

Non è un problema di sincerità quindi, ma di opportunità: in fondo anche il pettegolo si giustifica affermando che dice solo la verità. Ma raccontare agli altri dettagli scabrosi o inutili, o entrare impropriamente nell’intimità altrui per il gusto di solleticare la malizia, è ancora verità?
Quel che diciamo deve essere vero, ma – direbbe l’apostolo Paolo – espresso con grazia. E detto al momento giusto.

Questo non significa che nel momento non opportuno bisogna mentire, né essere ipocriti: significa semplicemente saper vivere, sapersi relazionare. Una volta ce lo insegnavano da bambini e lo affinavamo con l’esperienza. Viene da pensare che oggi forse, passando da un estremo all’altro, stiamo tirando su una generazione di piccoli selvaggi.

Se nel XXI secolo la bugia viene fatta passare per “soluzione inevitabile” e per verità c’è solo il gossip, allora non sarà facile dare alle nuove generazioni parametri saldi. In questo contesto la verità rischia di venir considerata come un fastidioso limite, anziché venir vista per quello che è: una liberazione.

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