riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Bisogna capirli

Posted by pj su 12 febbraio 2008

Il 12 febbraio di ogni anno in tutto il mondo viene ricordata la nascita di Darwin con il “Darwin Day”, che prevede migliaia di iniziative.

Charles Darwin nacque in Inghilterra nel 1809 (morì nel 1882) ed è stato un naturalista, geologo e agronomo; viene ricordato per la teoria dell’evoluzione delle specie e per aver teorizzato la discendenza di tutti i primati, uomo compreso, da un antenato comune.

Pubblicò la sua teoria sull’evoluzione delle specie nel libro L’origine delle specie (1859), che è rimasto il suo lavoro più noto. Diventato pietra miliare per la scienza, inevitabilmente è contestato nel corso degli ultimi 150 anni per le sue teorie che contestano la creazione e derivano l’origine dell’uomo dalla scimmia.

È interessante notare che anche gli scientisti hanno il loro natale. Per festeggiarlo non è stata scelta la data di nascita di Galileo, bandiera di tante battaglie contro il “sistema”, o altri personaggi rappresentativi: è stato scelto Darwin, e non casualmente.
Parliamo naturalmente degli scientisti, non degli scienziati: parliamo dei devoti della scienza vista come religione, e non come strumento oggettivo di conoscenza; coloro che vedono la scienza come dottrina capace di spiegare tutto e in cui riporre la propria fede, anche oltre quel che può venir spiegato e sperimentato. È interessante notare quanto zelo, e in ultima analisi quanta fede, gli scientisti riescano a mettere nel loro credo: un credo in costruzione, che si illudono essere più oggettivo delle altre religioni e filosofie, in quanto la “scienza” sarebbe, di per sé, garanzia di serietà. Ci avevano provato, secoli fa, anche gli Illuministi: avevano tentato di introdurre il culto della ragione, per sostituire quel Dio cristiano ormai obsoleto e, diciamocelo, poco scientifico.

Certo, ci vuole molta fede. Non deve essere facile credere che da uno scoppio iniziale abbia avuto inizio tutto quello che vediamo, e che l’equilibrio dell’universo sia sostanzialmente stabile da millenni, in barba alla storia del riscaldamento globale (non so voi, ma io non vedo tutto questo caldo: anzi, vedo inverni freddi quanto trent’anni fa). Ci vuole fede per credere come messia a un Darwin che, generazione dopo generazione, scoperta dopo scoperta, ha dimostrato i suoi limiti. Ci vuole fede a credere ciecamente all’evoluzione della specie, teoria che manca di conferma scientifica e che anzi viene messa in crisi dalla stessa biologia: è scientifico, infatti, il concetto di blocco biologico, secondo il quale un animale può adattarsi ma non può cambiare specie. Ci vuole fede a credere in quell’anello di congiunzione ancora mancante.

Certo, ha aiutato il fatto che i dubbiosi, negli ultimi 150 anni, non hanno osato fiatare per non venir tacciati di oscurantismo; ha aiutato il fatto che dire “scienza” è ormai come dire “sacrosanto”, e che Darwin è stato elevato al ruolo di profeta, minimizzando tutti i limiti delle sue ricerche. Ha aiutato il fatto che le dottrine ateistiche avevano bisogno di una teoria capace di superare la concezione biblica delle origini, per non dover condividere la cultura cristiana, e Darwin pareva proprio adatto allo scopo. Ha aiutato anche, e non lo si può nascondere, il silenzio degli scienziati cristiani, e l’approssimazione dei cristiani non scienziati, che si sono chiusi a riccio su posizioni preconcette rifiutandosi di ragionare, lasciando campo libero all’evoluzionismo e ai luoghi comuni sul cristiano poco razionale.

Resta il fatto che, per essere darwinisti, ci vuole fede. Molta fede. Certo, l’integralismo e l’intransigenza che trapela talvolta dalle loro posizioni non è il migliore biglietto da visita per chi è devoto alla verità scientifica, e quindi dovrebbe essere possibilista per definizione.

Però bisogna capirli, gli scientisti, anche se il loro integralismo che pure suona curiosamente simile a quello che contestano al cristianesimo. Sì, bisogna capirli: dopo 150 anni non riescono a convincere – forse nemmeno se stessi – sulla perfetta casualità del creato. Dopo 150 anni non è stato ancora trovato l’anello di congiunzione tra uomo e scimmia. Anzi, dopo 150 anni il fantasma del blocco genetico turba i sonni degli evoluzionisti onesti.

Davvero, bisogna capirli. Se dopo 150 anni abbondanti non avessi trovato niente di meglio di Darwin per darmi una posizione alternativa al cristianesimo, sarei un po’ nervoso anch’io.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: