riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Una sharia tutta britannica

Posted by pj su 11 febbraio 2008

La massima autorità spirituale anglicana, l’arcivescovo di Canterbury, propone l’adozione nella legislazione britannica di alcuni aspetti del Corano, con lo scopo di “mantenere la coesione sociale”.

Naturalmente – precisa Rowan Williams – non si tratta di introdurre alcune norme inumane applicate in tanti paesi islamici, ma venire incontro a culture diverse su aspetti quali il divorzio e questioni finanziarie. Anche perché, rileva Williams, “la legge interna alle comunità religiose è di fatto tollerata e riconosciuta” in molti casi.

Il governo, per parte sua, rispetta ma non approva: «il codice islamico non può essere invocato per infrangere le leggi del nostro paese», risponde il portavoce del premier. E concordano anche i conservatori, secondo i quali «tutti i cittadini britannici devono essere soggetti alle leggi britanniche dettate dal Parlamento e applicate dai tribunali di giustizia».

Problemi tecnici della multiculturalità: quando abitudini, usi, costumi, leggi diverse si incontrano, possono trovare aspetti comuni che agevolano la convivenza, ma anche punti di attrito che ostacolano un’accettazione reciproca. La questione di fondo, in qualunque società, è l’accettazione di regole condivise: solo con un codice comune, rispettato e applicato da tutti, una società di diversi può trovare un suo equilibrio. L’accettazione di una legge comune fa parte di un altro aspetto essenziale: l’integrazione. Che non significa perdere la propria specificità e le proprie tradizioni a favore di una cultura globale, ma valorizzare le proprie particolarità consapevoli che sono particolarità, da un lato senza la pretesa di imporle agli altri, ma dall’altro senza arroccamenti o ghettizzazioni che denotano la mancata accettazione della realtà in cui si vive.

Si badi, succede anche tra persone che hanno solide tradizioni culturali locali: basti vedere alcune comunità cristiane che si chiudono e, con la scusa di evitare la mondanità, finiscono per estraniarsi e chiudersi in una riserva, un enclave di spiritualismo isolato dalla società.

Peraltro è difficile pensare che per agevolare l’integrazione sia utile creare dei codici privilegiati: più che mantenere la coesione sociale, una concessione simile finirebbe per sfaldarla in un caos di diritti e corti che riporterebbe a situazioni già viste nel medioevo.

La legge è uguale per tutti, e la consuetudine non deve prevalere sulla legge: due principi cardine della giurisprudenza occidentale. Tolleranza, elasticità, disponibilità sì; privilegi, no.

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