riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Giovani speranze, giovani delusioni

Posted by pj su 29 gennaio 2008

«A Napoli, giovedì sera, alcune centinaia di giovani si sono dati appuntamento – lo segnala il Corriere – per spazzare i rifiuti che da settimane ammorbano il capoluogo partenopeo dopo un passaparola via internet che ha ottenuto chrca 20 mila contatti». Lo scopo? Ripulire l’ingresso di «un locale molto alla moda tra i giovani trendy napoletani». Per due ore e mezza i giovani si sono messi d’impegno tra sacchi e guanti, liberando l’ingresso.

Lo confessiamo: un po’ ci eravamo illusi. La situazione insostenibile del napoletano pesava anche a chi vive a ottocento chilometri di distanza dai cumuli di spazzatura. Dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche, con i tempi che corrono, non c’è troppo da fidarsi, e abbiamo assistito con un po’ di sano cinismo e molta rassegnazione ai graziosi rimpalli di responsabilità tra commissari, presidenti, sindaci, assessori, responsabili di quartiere, capi della nettezza urbana.

Nell’accettare la realtà che i vertici avevano fallito e non avrebbero proposto nessuna soluzione dignitosa per il futuro prossimo, ci stupivamo di come nessuno ai piani bassi avesse da ridire. Oh sì, ci sono state le manifestazioni disperate dei cittadini di Pianura, ma il resto della città era rimasto – stando almeno alle cronache – pressoché indifferente a una realtà che si faceva di giorno in giorno più critica. E ci chiedevamo cosa avremmo fatto noi. Certo, si fa presto a dire che non avremmo lasciato correre fino al punto di trovarci la porta di casa murata dalla spazzatura, ma in fondo l’essere umano è uguale dappertutto: bravo a parlare, coraggioso quando i problemi sono lontani o toccano altri, timoroso quando ci si ritrova in mezzo. L’unica variante in questo quadro è la disperazione, che quando raggiunge il culmine – perché è invivibile, perché mette a rischio i propri beni, perché tocca i figli – esplode, ma senza risvolti costruttivi: è rabbia pura, la rabbia dei timidi esasperati.

Chissà, forse anche noi in una situazione simile avremmo risolto poco: in fondo, anche in zone più civili dal punto di vista dello smaltimento rifiuti, non abbiamo il coraggio di dire al nostro vicino di casa che è ora di finirla con il menefreghismo, che se vuole ignorare la raccolta differenziata lo faccia almeno con l’accortezza di non farsi beccare, evitando così al condominio fastidiose multe per inadempienza del regolamento comunale. Certo, l’intenzione c’è sempre, ma alla fine nessuno lo fa e l’inciviltà continua, impunita.
Se tanto mi dà tanto, figurarsi se fossimo di fronte a un muro di rifiuti e a responsabilità che escono dal condominio.

In un quadro tanto desolante dove gli adulti sono impotenti, l’unica speranza può venire da chi ha ancora dentro di sé un bagliore di idealismo, unito a quella dose di irresponsabilità che rende capaci di indignarsi fino ai fatti, senza troppa paura delle conseguenze. I giovani, insomma, come ultima speranza. In fondo sono stati loro a scendere in corteo contro la mafia, la camorra, la n’drangheta, le stragi, il pizzo.

Per questo non poteva non rallegrare la notizia che i giovani si erano messi all’opera nel napoletano. Una gioia subito smorzata. Le scuole sono chiuse a causa dei rifiuti. Le strade sono impraticabili. Certe zone sono invivibili. Ma i giovani in questione hanno pensato bene di concentrarsi sulla loro discoteca preferita, sgobbando per due ore e mezza pur di riuscire a entrare. Proprio così.

Si potrebbe parlare di riferimenti sballati, di priorità disorientate, di preoccupante superficialità: chi si preoccupa della discoteca prima di preoccuparsi per la propria casa soffre di una drammatica miopia esistenziale. E allora dobbiamo ricrederci rispetto a qualche settimana fa: il silenzio del napoletano medio non è indifferenza, è mancanza di prospettiva, oltre che di prospettive.

Sull’altro fronte, niente da dire: il duo musicale che ha lanciato l’iniziativa per conto del locale ha dimostrato un’ottima capacità comunicativa, riuscendo a far lavorare gratis i giovani a notte fonda senza nessuna contropartita per poi farli entrare a spendere in discoteca.
Forse, viene da pensare, dovrebbero insegnare il mestiere alle amministrazioni locali, che in fatto di popolarità non sono messe troppo bene e che in quattordici anni – da tanto dura questa “emergenza” – non sono mai riuscite a convincere i napoletani che è interesse di tutti tenere la città pulita.

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