riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

La dura vita di una volta

Posted by pj su 18 gennaio 2008

Siberia: il solo nome evoca ricordi da brivido, in tutti i sensi. Per chi ha studiato prima della caduta del Muro di Berlino la Siberia era il posto più freddo del mondo (guardando l’atlante, però, ci siamo poi accorti di come non sia proprio così), più estremo per condizioni di vita, più lontano da ogni forma di civiltà occidentale.

Poi l’uso che si è fatto della Siberia ha fatto il resto: l’URSS ci mandava i dissidenti che andavano rieducati a forza di lavoro duro e privazioni, e se poi la rieducazione sfociava nella soppressione non era un grande problema, nessuno l’avrebbe probabilmente mai saputo dall’altra parte della cortina di ferro.

Insomma, dire Siberia non è come dire Finlandia o Alaska, è qualcosa di più. Per questo suona singolare la decisione delle autorità dell’Assia, che nell’ultimo anno hanno mandato non uno, ma seicento ragazzi a farsi le ossa nella poco ospitale località russa.
Si tratta, va precisato, di quei ragazzi che noi definiamo, con un eufemismo, “difficili”: un passato e un presente di violenza, prepotenza e sopraffazione verso adulti, coetanei, insegnanti, perfino genitori. I tedeschi, si sa, sono pragmatici, e hanno deciso di ospitare questi giovani in un contesto selvaggio come loro, permettendo loro di incanalare la vivace determinazione – per dirla in italiano politicamente corretto – in funzione della sopravvivenza. E ce ne vuole, di determinazione, per vivere a decine di gradi sottozero, farsi due chilometri a piedi nel gelo per andare a scuola, spaccare la legna, andare in bagno all’aperto (provateci, sottozero).

I risultati dell’esperimento non sono stati resi noti, e a qualcuno è sembrata una mossa politica in vista delle elezioni più che una decisione efficace. Resta il fatto che un’esperienza simile si prospetta come formativa quando gli altri metodi risultano blandi.
Se la priorità è trasmettere un messaggio, dando al ragazzo difficile una nuova possibilità sul piano sociale, è necessario in casi estremi parlare la sua lingua.
E in questo caso – casi rari, grazie a Dio – forse l’unica scuola, per chi da adolescente è già al capolinea, è proprio la vita, con tutti i suoi estremi. Non il riformatorio, non la prigione, che non recuperano ma semmai rischiano di formare al crimine. Per questo l’idea di un periodo di isolamento in campagna, anche in condizioni estreme, non è così assurdo: una vita dura, da reinventarsi ogni giorno, prima di tornare alla normalità con una possibilità nuova di zecca. Con una nuova prospettiva sulla civiltà.

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