riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Tempi di poco spirito

Posted by pj su 18 dicembre 2007

Lo hanno chiamato, forse con un po’ di prosopopea, zeitgeist: spirito dei tempi. Resta il fatto che la classifica in questione, proposta dal motore di ricerca google e
segnalata oggi dalla Stampa, è un po’ lo specchio della società, o almeno dei pensieri e delle passioni che attraversano la mente e il cuore dei navigatori telematici. Si sa, il “costume” è composto perlopiù da piccole cose: fatti di cronaca, notizie di colore, curiosità, scandali,lo spot tormentone, i sondaggi clamorosi, il brano che tira, la dichiarazione della star, i grandi temi declinati in argomenti spiccioli adatti a un uso quotidiano.

Per questo scoprire le dieci voci più cercate dagli italiani durante il 2007 sul principale motore di ricerca mondiale può aiutare a definire gli italiani stessi. Come per ogni classifica che si rispetti, cominciamo dal fondo.

Al decimo posto c’è il superenalotto: evidentemente il sogno di una vincita che cambia la vita è ancora una costante nell’immaginario italico, e la rete è l’ambiente ideale per almanaccare la combinazione, magari con l’aiugo di qualche statistica improbabile.

Al nono e al settimo posto, il calcio, rispettivamente con Milan e Inter; una volta probabilmente avrebbero avuto maggiore seguito Juventus e Roma, ma tant’è: nell’anno del trionfo milanese in Italia, in Europa e (da qualche giorno) a livello internazionale, c’era da aspettarselo.

All’ottavo posto c’è l’Alitalia: a quanto pare c’è interesse per la sorte della compagnia di bandiera, in questi giorni contesa tra Air France e Air One, in quello che probabilmente non sarà l’ultimo atto di una telenovela ormai estenuante.

Al sesto posto ecco myspace: il “social network” dove ognuno può crearsi la sua pagina, il suo blog, inserire il suo album fotografico e le proprie creazioni musicali per poi condividere il proprio ingegno con gli altri: segno di un bisogno di esprimersi, di raccontarsi, magari anche di mostrarsi.

Al quinto posto, forse a sorpresa, l’agenzia delle entrate: le tasse sono tra i pensieri fissi degli italiani, che digitano e masticano amaro stretti tra tributi e scadenze.

Al quarto posto c’è addirittura l’Inps: segno di una preoccupazione marcata per il proprio futuro, in un contesto previdenziale ballerino.

Sul podio, medaglia di bronzo tra le voci più cercate in rete, badoo: fenomeno del web 2.0 sconosciuto ai più, è una sorta di myspace concentrato sull’apparire, con la possibilità di esibire il proprio album fotografico sempre aggiornato, di votare quello degli altri, e una marcia in più rispetto agli altri siti: la comodità nell’individuare e relazionarsi con persone della propria zona.

Al secondo posto youtube: forte, probabilmente, della pubblicità negativa (che è pur sempre pubblicità) provocata dai video delle bravate, dei vandalismi, delle idiozie in formato scolastico, il sito che raccoglie i filmati di chiunque voglia diffondere le proprie (o altrui) gesta è tra i più consultati anche dagli italiani è tra i più visti in assoluto dagli italiani nel 2007.

A primo posto? Una persona: Beppe Grillo. Più che una persona, in realtà, la sua riduzione elettronica, il totem di un comico che è stato capace di riciclarsi in difensore, cavalcando in questo ultimo anno la protesta e l’indignazione contro sprechi, leggi ad hoc, privilegi legati a chi dovrebbe essere servo dello Stato e si ritrova, purtroppo per noi, a essere servo solo della propria cattiva coscienza.

Insomma: l’italiano medio nel 2007 tradisce preoccupazione per il presente e il futuro, ripone speranza in un cambiamento radicale e quasi impossibile, denuncia il bisogno di relazionarsi con gli altri e di farsi notare, di accontenta con le soddisfazioni della squadra del cuore, e – spinto dalla corrente – si indigna per lo stato delle cose, senza poterle (e forse, in fondo, senza nemmeno volerle) cambiare. Non c’è che dire: alla fine è un quadro che descrive impietosamente ma fedelmente lo zeitgeist, lo spirito dei tempi.

Certo è sintomatico – e un po’ ironico – che nello “spirito dei tempi” rappresentato da questa top ten non ci sia il benché minimo riferimento, nemmeno labile, ad alcun tipo di spiritualità. Forse quel cambiamento radicale, anziché passare per il sogno di una vincita o la protesta contro i privilegi, dovrebbe partire proprio da qui.

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