riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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La vera bussola da non perdere

Posted by pj su 10 dicembre 2007

Evangelici e cattolici insieme contro un film: si tratta de “La bussola d’oro” (“The golden compass”) pellicola che esce in questi giorni negli USA e arriverà venerdì nelle sale italiane. Si tratta dell’edizione cinematografica di un romanzo, il primo della trilogia “Queste oscure materie” (“His dark materials”) scritta tra il 1995 e il 2000.

Motivo del contendere: sembrerebbe che lo scrittore britannico Phillip Pullman abbia redatto il testo in risposta alla trilogia – di cui “le cronache di Narnia” fa parte – di C. S. Lewis. Con una motivazione in più, piuttosto ambiziosa: come segnala il sito italiano dell’editore evangelico Alfa e omega, nel 2001 «Pullman ha vinto il premio Whitbread, il più importante premio letterario britannico, ed è stata la prima volta che un autore di libri per ragazzi ha avuto questo onore. “Il vincitore di quest’anno del premio Whitbread, Philip Pullman, è, com’era auspicabile, un ottimo scrittore, ed è un ottimo scrittore che sostiene una causa – commentò uno scrittore -. La sua causa, come lui stesso ha chiarito, è di distruggere il cristianesimo e di liberare il mondo dalla fede nel Dio cristiano”. Pullman è stato descritto come “il nuovo Lewis»” nel senso che è un maestro del fantasy per bambini come lo era Lewis, e che la sua opera rispecchia idee “nuove”. Più precisamente, è visto come un “anti-Lewis”».

Come riporta oggi La Stampa, negli Stati uniti la Catholic league – 350 mila iscritti – è stata dura con il testo: «”La trilogia di Pullman punta a portare i bambini sulla strada dell’ateismo”, accusa William Donahue, presidente della Lega cattolica, ricordando che nel terzo libro la bambina uccide un personaggio chiamato “Dio”. Da qui la mobilitazione: il Christian Post è uscito ieri titolando “Appello ai cristiani per sollevarsi contro Golden Compass” e in più diocesi gruppi di attivisti pianificano proteste, dal picchettaggio delle sale all’acquisto in massa di biglietti per lasciare i cinema vuoti». E rimarca: «Siamo all’inizio di una campagna perché il lancio del film anticipa l’arrivo nelle librerie dei volumi di Pullman che proprio durante il periodo di Natale diffonderanno inganni e false verità, puntando a corrompere i più piccoli».
Un trattamento, si ricorda, era stato riservato a film controversi come “L’ultima tentazione di Cristo” o alcune puntate del cartone animato “South Park”.

Accanto alla Lega cattolica ci sono alcune realtà evangeliche, come la potente Focus on the Family di James Dobson e la Commissione cristiana su film e tv di Ted Baehr; sono previste pubblicazioni ad hoc per ribattere ai messaggi del film di Pullman, e intanto arriva un articolo di fuoco sulla rivista Plugged online, area Dobson, che si intitola significativamente “Simpatia per il Diavolo”: «Il messaggio diffuso da Pullman è eretico e blasfemo», il giudizio tranchant della testata. Da parte sua anche il Seminario teologico dei battisti del Sud, i “duri e puri” tra gli evangelici fondamentalisti, suggeriscono ai fedeli di «dimostrare che i cristiani non temono la battaglia delle idee».

Sull’altro fronte, a difendere lo scrittore, una serie di gruppi ateisti, oltre naturalmente ai produttori, che si sono cimentati in una difesa d’ufficio e poco convinta – probabilmente non hanno motivo di sopire la polemica, visto quanto rende al botteghino – parlando di libertà di espressione e agitando lo spettro della censura delle idee: questioni che, va da sé, non rientrano (almeno stavolta) nella polemica.

Per parte sua lo scrittore, in una intervista del 2 novembre scorso all’emittente americana msnbc, minimizzava la polemica: «Nella vicenda che racconto – afferma – c’è una chiesa che ha acquisito una grnade influenza politica, più o meno come alcune religioni nel nostro mondo hanno fatto in varie epoche, e come ancora fanno (penso ai taliban in Afghanistan). La mia posizione è che la religione dà il meglio – e opera meglio – quando è il più lontano possibile dal potere politico, e che quando usa il potere (per esempio) per inviare truppe in guerra o condannare gente a morte, o governare ogni aspetto delle nostre vite, degenera rapidamente. A volte la gente pensa che se qualcosa è fatto in nome della fede o della religione, deve essere buono. Sfortunatamente non è così; alcune cose fatte nel nome della religione sono molto malvagie. Questo ho tentato di dire nella mia storia».

E ancora: «Credo che le qualità che il libro celebra siano la bontà, l’amore, il coraggio, la gentilezza. E una curiosità intellettuale. Sono tutte cose buone. E le qualità che i libri [della trilogia, ndr] attaccano sono la freddezza, la tirannia, la chiusura mentale, la crudeltà, le cose che tutti condanniamo come negative».

Nella stessa intervista, alla domanda “C’è un messaggio ateistico sottotraccia, o nel suo lavoro vuole solo scrivere una storia fantasy?”, risponde «Quel che volevo fare, principalmente, è raccontare una storia… per quanto riguarda la questione dell’ateismo, non mi importa se la gente crede in Dio o no, per questo non promuovo niente in merito. Ciò che mi interessa è se la gente è crudele o buona, se lavorano per la democrazia o la dittatura, se credono in un confronto a mente aperta o vogliono zittire la libertà di pensiero e di espressione. Sono state fatte cose buone in nome della religione, e allo stesso modo cose malvagie; e cose buone e malvagie sono state fatte anche senza riferimenti alla religione. Quel che mi interessa è il bene, da dovunque provenga».

È naturale che uno scrittore promuova la propria opera disinnescando le eventuali antipatie; certo, le sue parole alla msnbc sono ben diverse da quelle che sarebbero state espresse dallo scrittore citato con l’intento di dare una prospettiva precisa all’opera di Pullman.

Il film da noi non è ancora arrivato, e anche i commenti delle organizzazioni cristiane americane sembrano basati più sul “si dice” che su certezze precise. Però se ne parli, perché no: confrontiamoci accogliendo le diverse posizioni sul film, purché si evitino tre trappole.

Primo, si eviti di cadere nella promozione virale e involontaria dell’opera: curiosamente ogni kolossal viene inaugurato con una polemica, ed è tutta pubblicità gratuita. Chi ci casca non fa altro che da cassa di risonanza all’iniziativa.
Secondo, che l’argomento venga mantenuto senza divagazioni sui massimi sistemi. La polemica non riguarda libertà e censura, grazie a Dio. Chiunque è libero di produrre un film sul tema che preferisce, proprio come noi siamo liberi di valutare se andare a vederlo o no. Il problema non è nemmeno la fede dell’autore, o se il film sia educativo.
La domanda di fondo è se Pullman con la sua opera promuova intrinsecamente l’ateismo.
Terzo, che se ne parli a ragion veduta. Troppo spesso ci lasciamo trascinare dalla corrente di polemiche confezionate e già in corso, senza farci un’idea nostra. Altrettanto spesso ci basiamo sui pareri degli altri, non sempre autorevoli: un valido avvocato, medico, musicista non è necessariamente un teologo, anche se di provata fede. Non è necessario vedere il film per parlarne, ma se non lo si vede è opportuno evitare toni da consumati opinionisti.
Quarto, che il dibattito si sviluppi con serenità: nessuno censuri, nessuno scomunichi, tutti ascoltino le ragioni altrui. Sostenere o meno la tesi di partenza del dibattito non ci rende più o meno cristiani: è questione di maturità, ma anche di sensibilità, di preparazione, di interessi.

Nell’ambiente evangelico abbiamo litigato quasi in ogni occasione, finora. Esprimiamoci e argomentiamo, senza pregiudizi e senza crociate. Se ci riesce.

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