riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Dallo sgabuzzino alla ribalta

Posted by pj su 6 dicembre 2007

«Ricordate Natascha Kampusch, la ragazza austriaca oggi 19enne, rimasta segregata per oltre otto anni in uno scantinato alla periferia di Vienna? Bene, ora passa dalla parte opposta dell’obiettivo: avrà uno show tutto suo in tv», scrive oggi il Corriere. La ragazzina che non voleva andare in televisione e che gli psicologi giustamente tutelavano dopo la lunghissima disavventura per i possibili traumi da impatto mediatico, cambia direzione di 180 gradi: «voglio cambiare il mio ruolo di oggetto mediatico passivo e gestire attivamente contenuti mediatici», ha spiegato con sorprendente padronanza di sé. E ha aggiunto, da consumata Gruber: «Non farò le classiche domande scontate, cercherò invece di avere un dialogo aperto col mio interlocutore e di entrare anche nei suoi lati meno conosciuti».

In realtà un certo tocco televisivo la Kampusch l’ha sempre avuto: fin da quando si è presentata in televisione, davanti a milioni di austriaci affascinati, con in testa una sorta di turbante, tra le parole e i silenzi di una vicenda drammatica si è capito che quel patrimonio di simpatia e la visibilità che le era piombata addosso sarebbe stata sfruttata al meglio, spianandole così un futuro da vip televisivo. Da lì è stata tutta discesa: Natascha che per otto anni aveva studiato con la televisione, Natascha che parlava meglio dei giovani d’oggi, Natascha che non voleva rivedere i genitori, Natascha e i dubbi sulla sua prigionia, Natascha con il suo primo amore. Era nato il primo Truman Show in salsa mitteleuropea. Poi è venuto Knut, ma quella è un’altra storia.

C’è però un aspetto che turba più di altri. Proviamo a metterci nei panni di un bambino che resta segregato per otto anni da un aguzzino, scappa, viene liberato. Probabilmente vorrebbe solo un po’ di serenità per riannodare il rapporto con i genitori, riprendere i contatti con il mondo, riavviare una vita normale. Natascha no: gestisce, in proprio o abilmente guidata, il portato di popolarità e dopo un anno (che, va ricordato, è appena un ottavo della durata della sua detenzione) ha già recuperato il gap, superato il trauma, metabolizzato il disagio in maniera così brillante da chiedere – e ottenere – un programma televisivo.

Fosse in Italia non ci sarebbe da stupirsi: da noi è invalsa la convinzione che per fare un’intervista bastino le domande, e si trova sempre qualcuno disposto a scriverle perfino alla letterina di turno. In Austria, ci avevano raccontato, le cose andavano diversamente. Vedere Natascha uscire dalla sua prigione, il primo giorno di libertà, con una coperta addosso per non subire l’assalto dei fotografi ci era sembrato un tantino esagerato, ma in linea con la serietà teutonica; allo stesso modo poteva venir preso il niet assoluto degli psicologi – uno staff, ci raccontavano – a situazioni emozionali che avrebbero potuto disturbare il recupero della ragazza.

Viene da chiedersi, quindi, che fine abbiano fatto queste torme di esperti, oggi che la ragazza si propone come nuova anchor-woman della tv austriaca. Se è farina del suo sacco, bisogna dire che ha recuperato presto gli otto anni passati fuori dalla realtà: ha capito al volo quali siano i (dis)valori, i mezzi e i rapporti di forza della nostra società. Ed è diventata – purtroppo per noi – la più aggiornata testimonial di un mondo superficiale ed esibizionista, affascinata e fagocitata da una ribalta che – purtroppo per lei – non tarderà a presentarle il conto.

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