riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Malintesi di fondo

Posted by pj su 13 novembre 2007

Cambiamenti liturgici in vista nella chiesa cattolica. Decine di migliaia di vocaboli sono stati aggiornati per rendere il testo biblico più comprensibile e corretto (in Amos “buontemponi” diventa “malvagi”), alcuni altri sono stati riportati a una maggiore solennità (lo Spirito Santo sarà di nuovo “paraclito”, e non più “consolatore”), in certi casi si è deciso di mantenere lo status quo per non ingenerare disorientamento (come nel caso del “ladrone”, che si voleva far diventare “brigante”).

Tra i cambiamenti più rumorosi, il Padre Nostro: fino a oggi si chiedeva a Dio “non indurci in tentazione”, mentre si passerà a un più preciso – e intenso – “non abbandonarci alla tentazione”.

«La riformulazione – scrive Repubblica – ha un significato teologico. È pensabile, infatti, si sono chiesti da tempo teologi ed esperti di liturgia, dire a cuor leggero che Dio “induce” alla tentazione e quindi a peccare? Nemmeno il serpente nel paradiso terrestre, a voler spaccare il capello, spinge Eva a prendere il pomo proibito. Si limita soltanto a dire che se Adamo ed Eva ne mangeranno, diventeranno “simili a Dio”».

Quindi, conclude Repubblica, tantomeno lo farà Dio, anche se qualche corrente teologica – sempre a voler spaccare il capello in quattro – sostiene che Dio nell’Antico Testamento abbia indotto, più che lasciato fare. Anche se spesso discussioni come queste rischiano di provocare divisioni, si tratta più che altro di questione di termini e di un confronto accademico. Infatti noi umani non saremo mai in grado di capire il mistero della volontà divina, né il suo modo di essere, e nemmeno potremo scrutare i suoi ragionamenti, se non con qualche artificio dietrologico basato sui fatti raccontati nella Bibbia, con l’ulteriore limitazione di doverli interpretare partendo dalla versione soggettiva che i nostri predecessori, umani anche loro, hanno dato alle vicende in questione.

A proposito di versioni, interessanti le parole dell’arcivescovo cattolico Francesco Marinelli, della commissione per la liturgia che ha apportato le modifiche: il linguaggio è stato modificato «per ottenere una maggiore fedeltà al testo originario latino». Presumendo la buonafede da entrambe le parti, le differenze e i dissidi biblici tra cattolici ed evangelici nascono proprio da questo malinteso: se è vero che le versioni di area evangelica-protestante puntano a una maggiore fedeltà al testo originale ebraico, aramaico e greco, il cattolicesimo punta su una fedeltà alla versione latina dei testi originali.

Ci sono basi di partenza diverse, quindi: e basi di partenza diverse devono per forza condurre a risultati diversi, che non potranno mai uniformarsi tra loro. Tutto qui.

Un dettaglio? Banalmente sì. Peccato che da questo dettaglio siano scaturiti decenni di incomprensioni e malintesi.

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