riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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L’economia spiegata ai piccoli

Posted by pj su 7 novembre 2007

“Neanche i bambini sfuggono all’indebitamento con la carta Hello Kitty”, titola una corrispondenza dagli USA del Corriere. Scrive Massimo Gaggi che rileva come «il consumatore è il cuore dell’economia americana e questo a Natale è più evidente che mai» e che «I giornali misurano quotidianamente la temperatura dello shopping perché dicembre, mese nel quale si concentra un terzo delle vendite annuali di gran parte dei beni di consumo, decide il bilancio di moltissime società. Un Natale ricco rasserena Wall Street; se troppa merce rimane sui banconi, anche le previsioni economiche per l’ anno successivo ne risentono negativamente».

Il natale, quindi, è una cosa seria quanto l’economia, o se preferite viceversa; niente di strano quindi che i bambini, adulti del futuro, debbano venir introdotti prima possibile al culto di entrambe le religioni.

Ad abbassare la soglia ci ha pensato Mastercard, uno dei due circuiti internazionali di carte di credito, che «distribuisce la Hello Kitty Card, una carta per gli acquisti destinata ai bambini. Tecnicamente è una carta di debito, non di credito, che può attingere solo a una piccola quantità di denaro dal conto dei genitori che la sottoscrivono e la cedono ai figli minorenni… La nuova carta, aggressivamente commercializzata col logo di un popolare cartone animato giapponese, può però essere ricaricata dai genitori prelevando altro denaro via computer dal loro conto e sta conquistando anche i bambini di 7-10 anni».

Le famiglie “temono di esporre prematuramente i loro figli alla cultura della spesa facile”? Nessun pericolo, rassicurano le banche, segnalando che «queste carte sono uno strumento educativo e consentono ai genitori di controllare ogni spesa: attraverso il pc possono sapere come il denaro è stato utilizzato». Addirittura, secondo lo scrittore Ben Stein, l’uso delle carte di credito impone ai ragazzi uno sforzo maggiore verso l’autodisciplina nelle spese.

Sarà anche vero, ma non sembra, «visto che la Hello Kitty Card – scrive ancora il Corriere – viene pubblicizzata con lo slogan shop ‘til you drop (compra fino a quando non cadi sfinito)». D’altronde è «difficile tornare indietro quando i bimbi giocano con registratori di cassa venduti con la Barbie e attivati da una finta carta di credito e i ragazzi – tra schede telefoniche, tessere prepagate per acquisti in certi negozi o per il noleggio di film e, ora, carte di credito – spesso hanno in tasca più “plastica” di papà». E conclude l’articolista: «Adeguarsi al cambiamento, aggiornare i nostri canoni educativi a una realtà più complessa, è forse sgradevole ma è necessario».

Adeguarsi è “forse sgradevole ma necessario”, e talvolta risulta perfino utile: se le vendite a rate ci hanno rovinato senza darcene la percezione fino a quando siamo caduti nel baratro, Internet ci ha cambiato la vita per molti versi in meglio. Insomma, come sempre non si può generalizzare.

La differenza quindi non risiede tanto nelle opportunità, che continuano a fioccare a ritmo sempre crescente, ma nell’adeguamento che siamo in grado di offrire. Ci sarà probabilmente anche qualcuno cui risulta utile poter disporre di una carta di credito per i figli preadolescenti, per qualche ragione che magari ci sfugge; per i più, probabilmente, sarà invece solo una bizzarria. Nell’adottare o meno uno sviluppo tecnologico o sociale possiamo avvalerci, grazie a Dio, di una coscienza e di una disciplina cristiana, e non dovremmo mai dimenticarci di esercitarle.

Perché lo scrimine tra un adeguamento buono e uno pericoloso non sta nel nuovo fenomeno, ma nella nostra coerenza.

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