riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quella responsabilità latitante

Posted by pj su 2 novembre 2007

Era un falso allarme, per fortuna: la ragazzina che in settimana aveva denunciato, sconvolta, di essere stata aggredita nella metropolitana di Milano da un uomo che avrebbe tentato di usarle violenza, ha confessato di aver mentito.
Quattordici anni, lo scorso 24 ottobre era entrata in classe in lacrime raccontando di quella triste avventura, di quel trentenne che le si sarebbe gettato addosso e che, di fronte all’indifferenza generale, sarebbe stato cacciato a ombrellate da un anziano. Ieri, di fronte al giudice, la ragazza ha confessato di aver inventato tutto. E in effetti dalle telecamere della metropolitana non risultava nulla, come forse sarebbe dovuto sembrare strano – anche se, di questi tempi, non impossibile – che in un’ora affollata, in una stazione frequentata, nessuno dei presenti abbia mosso un dito di fronte a un’aggressione.

Il magistrato minimizza: «Capita spesso che i giovanissimi, nella fase della prima adolescenza, inventino storie come questa». Più o meno le stesse parole con cui a Rignano Flaminia si era liquidata la testimonianza, non del tutto attendibile, dai bambini nei confronti delle loro maestre d’asilo. Nulla di strano, considerando che l’adolescenza è uno sviluppo dell’infanzia: c’è chi ne esce prima, e chi dopo; la considerazione dovrebbe far riflettere chi punta ad abbassare l’età del voto a 16 anni.

Guardandola da un’altra prospettiva, la questione però si fa amara. Immaginiamo che, in seguito alla denuncia, gli inquirenti propongano alla ragazza un confronto all’americana, come si usa in questi casi, per aiutarla a riconoscere il sospettato: in fila, davanti a lei con un gruppo di possibili colpevoli, persone a caso, del tutto innocenti, che magari per puro caso passavano in quella stazione della metropolitana quel giorno a quell’ora.

Per non smentirsi la ragazzina, come è già successo in altri casi in passato, avrebbe potuto indicare un volto. Immaginabili le conseguenze, l’inferno in terra che attenderebbe quel presunto colpevole, tra processi, interrogatori – e si sa, con i molestatori non si va leggeri -, permanenza in carcere. Se poi fosse stato il terzo, quarto, quinto caso in poche settimane, i media avrebbero trasformato il presunto colpevole nel classico mostro, e magari qualche mente suggestionabile avrebbe potuto testimoniare contro di lui.

Ognuno di noi ha una responsabilità sociale: avvalersi di diritti e tutele comporta doveri e responsabilità. Il ruolo di ogni singolo cittadino è sempre stato un elemento fondante del vivere civile: la “normalità”, almeno fino a quando questo termine ha avuto un senso. I più piccoli venivano educati e ricevevano un esempio che li introduceva, gradualmente, a questa prospettiva di vita. È stato un aspetto fondante della nostra società, che ha funzionato fino a quando valori e disvalori non si sono scambiati di ruolo. Con un modello sociale come quello attuale è difficile pretendere dai ragazzi che si comportino da adulti, valutando le conseguenze dei propri atti.

Allo stesso tempo, abdicare del tutto dall’impartire il principio della responsabilità significherebbe scendere di un altro gradino nella scala della socialità. E quattordici anni non sono poi così pochi da non permettere di distinguere bene e male, o da non cogliere le conseguenze dei propri atti. Per questo sarebbe opportuno che ai genitori della ragazza non venisse suggerito solamente di «farla aiutare psicologicamente per capire i motivi per i quali ha mentito», e che il giudice non si limitasse – come in un caso recente – a un rimbrotto.

Sarebbe opportuno che ognuno di noi, genitori, giudici ma anche legislatori, insegnanti, giornalisti, fratelli maggiori, amici, educatori e non solo, ripensino al proprio ruolo nella società. E comincino a riflettere sui risultati che può avere, sugli altri, dimenticarsi delle proprie responsabilità.

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