riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Messaggi preoccupanti

Posted by pj su 24 ottobre 2007

“L’orientamento sessuale non è una scelta”: è lo slogan scelto dalla Regione Toscana per una campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia. Per promuovere il messaggio si è scelta l’immagine di un neonato «sfuocato ed irriconoscibile, con in primo piano il braccialetto in cui è scritto: “Homosexual”», perché «i bambini vanno accettati così. Per quello che sono».

Immancabili i commenti pro e contro: «Raccapricciante: strumentalizzare i neonati per far passare l’idea che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata dei bambini è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico, politico e sociale» commenta Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera. «L’opposto: l’Italia si adegui alla Toscana» gli ribatte il presidente dell’Arcigay nazionale, Aurelio Mancuso.

Non entreremo nel merito della posizione biblica sull’argomento, già affrontata in maniera più che esauriente da libri, commentari, predicazioni: per chi la vuole leggere con un barlume di onestà intellettuale, la Bibbia esprime una posizione chiara. È pur vero, come sbandierano in maniera non poco interessata azzimati intellettuali laici, che la Bibbia insegna l’amore per il prossimo, è altrettanto vero che delinea valori chiari in fatto di morale, valori, orientamenti, passioni, rapporti umani.

Le evidenze scientifiche, per parte loro, non sono così pacifiche, stando ai pareri discordanti tra gli studiosi, e volentieri lasciamo il dibattito stesso a chi di competenza.

Ma non è questo il punto. Probabilmente tutti abbiamo davanti agli occhi quella drammatica immagine mediorientale, dove una madre senza troppo criterio esibiva il bambino mascherato da terrorista suicida. E ciò che turba, anche in questo contesto, è il modo di proporre il messaggio.

Una buona regola giornalistica, oltre che un controverso regolamento pubblicitario, impone di non chiamare in causa i bambini; buonsenso, e forse anche una legge, chiede di non farne strumenti di propaganda nelle manifestazioni pubbliche o per questioni politiche. In Toscana si è riusciti a eludere in un colpo solo ogni paletto.

È preventivabile che a farlo possa essere qualche fanatismo religioso o politico. Sorprende invece che si eludano limiti morali, civili e di buonsenso in nome della tolleranza. La speranza è che la convivenza non diventi la ragione di un nuovo integralismo.

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