riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Martiri e superstiti

Posted by pj su 16 ottobre 2007

Probabilmente abbiamo tutti ancora in mente i tragici fatti di Malatya, dove lo scorso 19 aprile due cristiani evangelici turchi, Necati Aydin e Ugur Yuksel, 36 e 32 anni, convertiti dall’islamismo, e un tedesco, Tilman Ekkehart, di 46 anni, sono stati massacrati da cinque giovanissimi musulmani appartenenti a gruppi islamo-nazionalisti nella sede della casa editrice evangelica Zirve con cui i tre collaboravano.

Aveva stupito l’efferatezza del delitto (raccontata peraltro in tinte esagerate, poi ridimensionate dalle fonti dirette) e la premeditazione, come la convinzione dei cinque – tutti giovanissimi tra i 19 e i 20 anni – di averlo fatto per il proprio paese e che “Quei cristiani rappresentavano una minaccia alla nostra religione”.

Per qualche giorno si era parlato del fatto, che poi era passato nell’archivio dei fatti tragici del 2007; ora dalla Turchia giunge la notizia che i cinque del commando omicida uomini uccisero un missionario tedesco e due turchi nella città turca di Malatya.

ora la rete televisiva turca Ntv riferisce (e l’Ansa riporta) che la corte turca ha emessos la sentenza nei loro confronti: i cinque membri del commando omicida sono stati condannati ognuno a tre ergastoli. Una pena che si può definire esemplare, frutto probabilmente di una scelta di opportunità in chiave di ammissione a quel consesso europeo che peraltro non si era scandalizzato più di tanto in occasione dell’assassinio.

Spiace che la notizia sia praticamente sfuggita alle principali testate e alla rete, ma forse è solo questione di ore.

Giustizia è fatta, verrebbe da dire con un sospiro di sollievo, per quanto velato di amarezza. Ma il caso non è chiuso. Certo, è chiuso per Necati, Ugur e Tilman, ma non per la loro chiesa e le loro famiglie. Necati curava la chiesa della zona: facile comprendere lo smarrimento e la difficoltà che la comunità starà passando in questi mesi, e a pensarci quasi indignano i piagnucolii delle chiese evangeliche nostrane, sempre pronte a dichiarare lo stato di crisi o a dividersi per una parola di troppo.
Sia Necati che Tilman hanno inoltre lasciato mogli e figli (piccoli nel primo caso, adolescenti nel secondo), che – per scelta, per necessità – continuano a vivere ogni giorno in un ambiente ostile, senza nemmeno più il sostegno economico del capofamiglia.
Nel caso di Ugur, basti dire che i parenti erano talmente contrari alla sua fede da imporre alla sua salma il rito funebre islamico; si può immaginare il dramma che può vivere oggi quella che era la sua promessa sposa.

Il percorso terreno dei tre si è concluso, ma il caso non è chiuso. Non lo è per chi è rimasto, non deve essere tale nemmeno per noi. Non dimentichiamoci di loro.

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