riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quelle occasioni da non perdere

Posted by pj su 9 ottobre 2007

«Sermoni, canti gregoriani, testimonianze di fede, lezioni di catechismo, storie di conversioni, ma anche musica rock a sfondo religioso, umorismo e un po’ di satira»: ecco lo Youtube in salsa cristiana, ossia GodTube. Ne abbiamo già parlato a febbraio, quando il sito muoveva i primi passi – annunciato peraltro da alcuni video involontariamente comici – e da allora, scriveva ieri il Corriere, ha fatto un bel po’ di strada, con un numero di contatti che ha superato le più rosee previsioni. D’altronde GodTube ha le carte in regola per sfondare. Da un lato punta su una moda (sarebbe meglio dire, forse, mania) ormai consolidata come quella dell’autoproduzione di video. Ormai chiunque può, attraverso il cellulare o i tanti aggeggi elettronici a disposizione dell’occidentale medio, riprendere e mettere in rete un filmato. Dall’altro lato, segue una logica stringente: la disaffezione verso la fede da parte dei giovani nasce da un modo ormai superato di comunicare loro il vangelo e la vita cristiana; parlare agli adolescenti nella loro lingua e attraverso i loro canali privilegiati è il modo migliore per portare alla riflessione e dare nuovo smalto al loro impegno cristiano.

Un successo notevole, si diceva, che si accompagna a numerose critiche: da chi teme “la banalizzazione del messaggio religioso” a chi si lamenta per la banalità dei contenuti “buoni per tutte le stagioni e tutti i culti”, da chi teme che l’uso di Internet “divenga un sostituto della presenza fisica alla funzione domenicale” a chi sospetta “che si stia perdendo il senso spirituale della riflessione intima, del dialogo individuale tra l’uomo e Dio”.

Chris Wyatt, il fondatore di GodTube, prosegue imperturbabile: continua a sostenere l’utilità del suo sito (che al momento offre più di 30 mila video) e ribadisce l’ovvio, ossia che una fugace consultazione della rete non può in sostituire la presenza in chiesa. Piuttosto, contrattacca, «con una società la cui cultura è sempre più ancorata ad Internet e che si sta abituando a ricorrere al web per tutti i suoi bisogni, è sbagliato tenere la fede fuori dalla rete». Pare che 82 milioni di americani usino Internet “per motivi legati ai loro interessi religiosi: più di quelli che usano il computer per interrogare la loro banca on line o per cercare di fare nuove conoscenze”.

È un dato che, va da sé, dovrebbe far riflettere anche i soloni più pervicaci. Quei soloni che sono convinti, inconsciamente, di rappresentare l’unica tradizione cristiana degna di questo nome, e non riflettono sul fatto che un tempo erano fin troppo avanzate anche le abitudini un po’ fané che oggi difendono con ostinazione. L’edificazione non è sempre passata attraverso i mensili cartacei, né le evangelizzazioni attraverso i volantinaggi, ed è da sprovveduti illudersi di rappresentare, su venti secoli di cristianesimo, l’unica epoca d’oro. Se non vogliamo perdere il contatto con la realtà dobbiamo fare tesoro del passato, ma senza dimenticarci di vivere il presente.

Internet è uno strumento. Come lo sono la televisione, la radio, la carta stampata, le predicazioni pubbliche. Ogni strumento ha un suo pubblico privilegiato, e non è giusto privare ogni pubblico di un messaggio cristiano: compresi i tanti giovani che, ormai navigano in Internet alla ricerca di qualcosa che spesso nemmeno sanno; se spesso trovano solo risposte poco raccomandabili è proprio per la mancanza di risposte serie. Lungi dal dare queste risposte nei toni e nelle forme che possono raggiungere i giovani, spesso continuiamo a usare Internet come una placida vetrina della nostra chiesa, proponendo sermoni, studi e inni nella più tradizionale delle formule; ci illudiamo che, una volta cresciuti, sarà più semplice comunicare con loro, che si adegueranno ai nostri codici e potremo finalmente raggiungerli come più ci aggrada. Ci rifiutiamo, di fatto, di sforzarci per capire i loro problemi, le loro aspirazioni, la loro rabbia e i falsi valori che li influenzano e li portano in una determinata direzione: direzione che, ovviamente, non condividiamo, ma nei confronti della quale siamo in grado di lanciare solo frasi fatte che nei giovani lasciano il tempo che trovano.

Siamo troppo impegnati per andare dai giovani? Il timore è che il problema sia un altro: stiamo troppo bene tra le nostre panche, davanti al nostro pulpito, per complicarci la vita. Pregare che vengano loro da noi costa meno che pregare di avere la luce per andare da loro. Forse abbiamo barattato la passione per le anime con la pace dello spirito.

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