riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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La prospettiva sui miracoli

Posted by pj su 1 ottobre 2007

In un paese che si tenta di rendere sempre più razionale, una recente ricerca dell’università di Torino turberà autori e sostenitori dei tanti libri che si schierano contro il soprannaturale.

Uno studio, infatti, rivela che negli ultimi vent’anni è calato del 70% il numero degli italiani che crede agli oroscopi. In compenso, questa la sorpresa, cresce del 16% rispetto al 1987 il numero degli italiani che crede nei miracoli: ora è il 64% a crederci.

Sarebbe interessante, certamente, capire cosa si intenda per “miracolo”, nell’ottica di chi ha risposto al sondaggio.

Potrebbe essere visto come un semplice fatto soprannaturale, inspiegabile. Un fatto non collegato con la vita della persona che lo vede. Uno spettacolo, insomma, come il “segno” che chiedeva Erode a Gesù.

C’è invece il miracolo come evento risolutore di una situazione critica. Da un lato non ha torto Gramellini, che con arguzia si chiede “che speranza di futuro può avere un popolo che ha smesso di credere negli oroscopi eppure si affida sempre di più ai miracoli”. Dall’altro ci si potrebbe chiedere se questo afflato miracolistico sia legato alla spiritualità o al misticismo, a una forma di superstizione religiosa. Come dire: non sono disposto a cambiare, e solo un intervento deus ex machina, improvviso e inaspettato, può risolvere la situazione. Lo chiedo, ci provo, un po’ come gioco al totocalcio, con ottimismo ma senza troppe speranze.

Oppure, come terza possibilità ci si potrebbe chiedere se davvero il miracolo viene visto come quell’elemento di conforto, o di confronto, sulla volontà di Dio per la vita di chi l’ha richiesto. Una richiesta concreta, specifica, intensa, dettata da un bisogno, ma consapevole che il piano di Dio non quello di noi uomini, e che in fondo, anche se non capiamo, è meglio così. È giusto chiedere il miracolo, ma senza ignorare la risposta, perché Dio potrebbe volerci parlare, prima (o al posto) di risolvere la questione come speriamo noi.

Ecco, quel 64% di italiani che crede nel miracolo dovrebbe viverlo così. Perché il miracolo, certo, è speranza contro l’apparenza, ma non deve essere insistenza contro la volontà di Dio.

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