riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Giovani e adulti

Posted by pj su 28 settembre 2007

I giovani veneti prendono una paghetta tra i due e i quattrocento euro mensili, che usano per bere alcolici, sballare con gli stupefacenti, divertirsi. Per le vacanze, ovviamente, hanno un budget a parte. La lettura? Dieci euro mensili per giornaletti, fumetti, gossip, periodici dedicati alla moda. È il quadro che emerge da un’indagine Adiconsum – proposta in questi giorni dal Gazzettino – durata due anni e basata su 1500 giovani cui sono state proposte 163 domande sulla loro vita.

L’80% dei ragazzi si è detto ottimista e soddisfatto della propria vita, anche se lo psicoterapeuta Diego Luparelli è dubbioso: «perché sentono il bisogno di bere se sono soddisfatti della propria vita?».

Conferma il sociologo Silvio Scanagatta, delineando un contesto dove i valori vengono «schiacciati come sassi, a quanto pare», frutto di una società che vive sul “tutto e subito”: «Un tempo i giovani desideravano, oggi non ne hanno più il tempo, riescono ad avere subito tutto quello che vogliono». «Si acquista perché lo fanno tutti», aggiunge Scanagatta, perché «è morto il desiderio, oggi tutto è obsoleto e perde di fascino in poco tempo, anche quello che magari abbiamo sognato».

La colpa? «Siamo noi adulti ad indurre i giovani a questo comportamento. I ragazzi non fanno altro che copiarci. Per tanti genitori dare i soldi ai propri figli, equivale a liberarsi di un problema». Nella scuola c’è una flebile inversione di tendenza, che però potrebbe fare ben sperare; resta il fatto che «ae ssere in crisi è la genitorialità, così come andrebbe considerata».

Siamo ormai una società a responsabilità limitata, e di questo limite – voluto, cercato, comodo – ci avvaliamo in tutti gli aspetti della nostra vita. Potremmo, ma non vogliamo prendere posizione. Perché prendere posizione rischia di dare dispiaceri a chi ci sta vicino, e poi comporta un costo, il costo della coerenza. Meglio fermarsi un passo prima, enunciare qualche principio nel momento dell’indignazione, e poi proseguire sulla solida strada dei luoghi comuni, quelli che nessuno può smentire. I cambiamenti – sociali, culturali, ecologici e anche spirituali – li lasciamo volentieri agli altri, sempreché – beninteso – non riguardino un miglioramento economico. In quel caso siamo pronti a rivendicare i nostri diritti.

Se questo è l’esempio, non possiamo stupirci di veder venir su giovani che spendono tutto nei divertimenti e negli stravizi, soddisfatti solo in superficie, alieni al concetto di cultura, conoscenza, preparazione didattica, ma anche al concetto di solidarietà. Una generazione che cresce nella bambagia del nulla, e nel giro di qualche anno – esce di casa sempre più tardi, ma prima o poi succede – si vede piombare addosso la vita vera, che per pochi è un viaggio nel lusso, anche se la pubblicità tenta di convicerci che ormai ne abbiamo diritto tutti.

Tagliare il budget non è la soluzione, in una società che ci insegna a ottenere quel che vogliamo a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, lecito o illecito. L’unica risposta, sul lungo termine – per i cambiamenti che durino nel tempo non basta il tempo di uno spot – è l’esempio in famiglia: un esempio su questioni come l’approccio nel rapporto con gli altri, la solidarietà verso chi ha bisogno, l’aiuto a chi soffre, il peso per chi non conosce la speranza del vangelo, la responsabilità nell’amministrazione delle risorse, la correttezza nelle relazioni familiari, l’impegno nei confronti della propria comunità. Un esempio fattivo, concreto e gioioso.

A ben guardare ne avremmo davvero bisogno, e non solo per dare l’esempio.

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