riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Pigrizie spirituali

Posted by pj su 19 settembre 2007

“Che fatica quel dolce far niente”, titola oggi Il Giornale presentando un saggio di Roberto Petrini sulla pigrizia. Anzi, sulle pigrizie, perché nella nostra società occidentale ci scopriamo pigri e con varie sfaccettature: solo che mentre nel resto dell’occidente tutto questo è fisiologico, da noi assume una dimensione patologica. O epidemica, se preferite.

Petrini cita la pigrizia difensiva dei baby boomers, che non vogliono o non possono affrontare le novità perché fanno paura: un atteggiamento refrattario di chi si sente superato.

C’è poi la pigrizia intellettuale dell’ecologia teorica, «una forma fobica che blocca l’innovazione tecnologica e si trasforma in una vera e propria “sindrome Amish”».

Petrini continua segnalando la pigrizia della rendita, «che si traduce in un bassissimo livello di investimento sul futuro. Fa preferire “la logica della pala” a “quella del bulldozer”. Una forma di rifiuto del rischio che alla fin fine ci costringe, come pena di contrappasso immediata, a lavorare moltissimo, proprio in quanto pigri»: lavoriamo più degli altri, quindi, producendo meno.

Tre pigrizie che, mutatis mutandis, dovrebbero suonarci familiari nei nostri ambienti.

Ci lamentiamo spesso della pigrizia difensiva che troviamo nelle nostre chiese: il mondo che ci circonda è un’incognita, meglio pensarlo e viverlo come se fosse solamente una degenerazione degli anni Sessanta, e non il risultato di una serie di novità, di sviluppi culturali, di tendenze sociali, di contaminazioni globali. Meglio evitare di porsi troppi problemi e riattare i classici volantini, i classici “culti evangelistici” che di diverso rispetto alle riunioni ordinarie hanno solo l’appello finale, ai classici incontri per ragazzi dove non si discute dei temi caldi, preferendo tornare ancora una volta sul solito messaggio edificante che però non aiuta nella concretezza del quotidiano. La domanda potrebbe porsi: non vogliamo, o non possiamo affrontare le sfide di oggi? La scelta di rifiutare il confronto con l’attualità è dovuta a un rifiuto preconcetto e consapevole, o all’incapacità di padroneggiare il tema?

La pigrizia intellettuale non ci è meno nota: specie se viene descritta come “sindrome Amish”. Sindrome da fortino assediato, da “siamo solo noi i veri santi”: la conseguenza è l’isolamento, o nel migliore dei casi la diffidenza nei confronti delle altre realtà. Il risultato è una realtà che, da nazione compatta che era, è passata a somigliare sempre di più alla Grecia antica delle polis: ogni città per sé. Con la differenza che, almeno, Sparta, Atene, Corinto e le altre sapevano fare fronte comune di fronte all’esterno, prima di farsi guerra.

Forse la forma di pigrizia più interessante, e paradossale, è invece l’ultima: preferire la “logica della pala” alla “logica del bulldozer”, nonostante il secondo permetta di lavorare meglio e in tempi minori. Naturalmente prima bisogna imparare a usarlo, confrontarsi con una nuova logica operativa, cambiare abitudini e magari anche tempistiche: per questo molti preferiscono la cara vecchia pala. Meglio il volantino del sito Internet, meglio una predica al mercato di un programma radiofonico, meglio un “lucido” di una presentazione a computer, meglio un culto di un’iniziativa culturale. Non è solo una questione di modernità, ma di mentalità.

L’aspetto curioso è che quegli strumenti che si rifiutano nella vita cristiana, non si fa fatica ad accettarli nella vita di tutti i giorni. Quasi nessuno, che ci risulti, disdegna uno schermo al plasma, un computer aggiornato, una connessione Internet veloce. Pochi preferiscono il pozzo alla modernità dell’acqua corrente: c’è il rischio che, un giorno, un tubo si rompa, ma non per questo ci si rinuncia.

Il “sacro”, nella dieta spirituale dissociata tipica degli occidentali avanzati, non merita l’attenzione o i mezzi del “profano”. Per la nostra comodità siamo disposti a spendere e faticare, tra massaggi e domotica, sopportando la fatica e dimenticando la pigrizia; Dio, da buon Onnipotente, può invece accontentarsi dei nostri residui di tempo e di energie, o servirsi di sistemi che ogni persona normale, nell’ambiente secolare, considererebbe anteguerra.

Forse è questo il dramma. Noi non sotterriamo i doni e i talenti, le energie e le risorse che Dio ci ha concesso. Ci comportiamo peggio: preferiamo usarli per noi, e rifiutiamo l’idea che tutto quello che esiste, che ci circonda, che possediamo possa (e debba) essere usato a beneficio della nostra chiamata. Sempre che, impigriti da decenni di comodità egoistiche, riusciamo ancora a renderci conto di averne una.

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