riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Caro Dragan

Posted by pj su 14 settembre 2007

«Aveva salvato due bambini trevigiani, di 7 e 10 anni, che stavano per annegare nel mare di Jesolo, in provincia di Venezia. Ma lui stesso non sapeva nuotare molto bene e non ce l’aveva fatta a raggiungere la riva. Adesso Dragan Cigan, il 31enne muratore bosniaco morto lo scorso 22 luglio, sarà insignito della medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria».

La notizia è di oggi, e non può non far piacere. Eravamo rimasti tutti amareggiati per questa storia senza lieto fine; una storia d’altri tempi, di altruismo ed eroismo, che emergevano in uno straniero, uno slavo, di quella gente nei confronti della quale molti di noi – raramente a ragione, spesso a torto – tendono a provare diffidenza.
Dragan era una persona semplice, un muratore; era un uomo giovane, 31 anni. Avremmo gioco facile nel dire che gli italiani, a 31 anni, sono ancora a casa di mamma, e non in un altro paese a cercare un lavoro umile ma onesto pur di guadagnarsi il pane e mantenere una famiglia già numerosa. Sarebbe scontato ricordare che a 31 anni, alle nostre latitudini, siamo più abituati all’aperitivo che alla solidarietà. Che a 31 anni sappiamo nuotare, ma teniamo più all’abbronzatura della nostra pelle, che alla salvezza della pelle altrui.

No, non è un problema di età, e forse nemmeno di cultura: è una questione di cuore. Dragan non ha riflettuto sul da farsi, non si è chiesto se ci sarebbe stata una telecamera a riprenderlo, e nemmeno se le sue scarse capacità natatorie gli avrebbero permesso di fare quel che il cuore gli imponeva di fare. Non si è posto il problema della nazionalità dei bambini in pericolo, lui che di bambini ne aveva due. Semplicemente ha visto due vite in difficoltà, e non ha esitato. Lui, il muratore che “cosa vuoi che capiscano i manovali”. Lui, lo straniero che “cosa gli vuoi parlare, nemmeno capisce l’italiano”. Lui, lo slavo che “sai cosa non combina quella gente”.

Gli altri hanno esitato, con mille buoni motivi o con nessuno. Lui no, e ha pagato con la vita.

Ammettiamolo: a distanza di nemmeno due mesi lo avevamo già dimenticato. Quella medaglia riporta il suo esempio all’attenzione di tutti, e gli dà quel che merita. Quella medaglia non potrà mai portarla, magari lo faranno i suoi figli. Quelli che, forse, non riescono a spiegarsi perché il loro papà abbia preferito abbracciare quei due piccoli italiani piuttosto che continuare ad abbracciare loro.

Una medaglia per loro, in sua memoria. Nella speranza che un domani, insieme a quella medaglia, quei bambini possano visitare i posti dove il loro papà lavorava per aiutarli a crescere, e magari trovarci italiani meno propensi ai luoghi comuni e più disposti a mostrare amore, nelle piccole e nelle grandi occasioni.

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