riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Silenzio, prego

Posted by pj su 11 settembre 2007

Un professore inglese, Stuart Sim, ha scritto un saggio, “Manifesto for silence”, dove avverte che il rumore ci sta portando via tutto: «Religione, filosofia, arte, letteratura, musica – scrive Repubblica presentando il suo lavoro – dimostrano che il silenzio non contraddistingue l’assenza di qualcosa, bensì rappresenta un bene di importanza cruciale per la nostra civiltà: è il fiume in cui naviga il pensiero umano. Un fiume che ora rischia di prosciugarsi del tutto… se l’uomo moderno non ritrova al più presto un po’ di silenziosa quiete, rischierà di perdere, insieme all’udito, anche la consapevolezza di sé».

Non è solo colpa del traffico, dei lavori stradali, dei vicini, dei giovani vocianti o – più di recente – delle notti bianche: la causa del nostro male siamo noi stessi.

Facciamoci caso: appena entriamo in casa accendiamo la televisione, anche solo per avere un tappeto sonoro, mentre in auto, senza nemmeno pensarci accendiamo l’autoradio; l’unico momento in cui la spegniamo è quando dobbiamo rispondere al telefono, e quindi ascoltare e parlare. Davanti al computer, al lavoro, mentre stiriamo, ma anche per strada mentre facciamo jogging o giriamo in bici: nessun momento è esente, cerchiamo sempre un suono consolatorio. Date un’occhiata a coloro che corrono nei parchi: tutti con lo sguardo assorto e le cuffie nelle orecchie, senza possibilità di sentire i suoni della natura, ma nemmeno un grido di aiuto; nemmeno da prendere in considerazione, quindi, l’idea di scambiare qualche parola con le persone che incrociamo, a loro volta prese dai loro ascolti.

Perché il silenzio, alla fine, è scomodo. Ci obbliga a pensare, a meditare, accende il cervello, talvolta porta a galla rimorsi o spinge a fare bilanci. Rischiamo di veder scrivere dalla nostra coscienza sulle pareti del cuore “pesato e trovato mancante”, e questo ci angoscia.

Il silenzio è d’oro. Ci eleva, ci dà dignità, ci porta a confrontarci con quel “pensiero di eternità” che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. Ma questo, anziché sollevarci, ci angoscia. Perfino gli incontri cristiani sono diventati rumorosi, l’intimismo viene lasciato alla cameretta, mentre quando si è insieme bisogna cantare, urlare, e anche nei momenti di adorazione più intensi ci deve essere della buona musica di sottofondo a imbiancare le pareti dell’anima, per dare una spinta allo spirito pigro, o forse perché non siamo più in grado di concentrarci troppo a lungo e al primo accenno di silenzio potremmo cedere alla tentazione di verificare sul cellulare i messaggi in attesa.

Il silenzio pesa. Fa rima con coscienza, con pensiero, con profondità. Tutte voci che, nella società dell’informazione istantanea e superficiale, non vogliamo ascoltare. E allora sì, meglio non crearsi troppi problemi: meglio anestetizzare la mente, scacciare le preoccupazioni anziché affrontarle, calmare l’anima. Con un po’ di musica o, male che vada, con del rumore di fondo. Tutto sommato sarà sempre meglio della voce della coscienza.

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