riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Depressione canonica

Posted by pj su 10 settembre 2007

Riza Psicosomatica, mensile di divulgazione psicologica (un po’ la Novella Duemila dei giornali scientifici), propone una ricerca sulla depressione. Mille gli intervistati, tra i 25 e 1 55 anni, per capire “dove e perché in molti italiani scatta la molla della depressione”.

Si parte con l’assunto che il luogo dove ci si trova abbia un effetto decisivo sull’umore: tale l’opinione del 64% degli intervistati. I luoghi più a rischio: in primis casa propria, poi – immancabile – l’ufficio. E, al terzo posto, distanziata di poco, nientemeno la chiesa, che risulta più deprimente dei centri commerciali, della discoteca, della casa dei genitori, degli aeroporti. Per dare un’idea dei rapporti di forza possiamo dire che le chiese deprimono più persone di ospedali, sale d’attesa e cimiteri messi insieme.

Un sondaggio che fa riflettere. La casa è sempre stata, per l’essere umano, il rifugio, il buon ritiro, il posto dove tornare per ricaricarsi, riflettere, riposare: oggi, nella società dei monolocali dove si vive da soli, vicini di casa di persone che nemmeno si conoscono, viene percepito spesso come un posto dove barricarsi per evitare assalti di bande violente. Inevitabile che questo comporti una certa dose di apprensione e di depressione.

Il lavoro, per parte sua, viene visto da sempre come il momento primario per lo sviluppo della depressione: dispetti, cattiverie, stress, superiori tiranni, attività ripetitive che portano, come avveniva a scuola, a contare i giorni che separano dalle vacanze.

Ma la chiesa? Sarebbe facile ironizzare sul fatto che probabilmente buona parte degli intervistati entra in chiesa solo un paio di volte all’anno, e che quindi per quanto possono si tengono ben lontani dalla depressione. Al di là delle ironie, è forse il caso di interrogarsi. È evidente che se la chiesa viene considerata una causa, non potrà venir vista come un rimedio. C’è allora da chiedersi come mai la chiesa dia questa impressione, e cosa stiamo facendo per dare un’impressione diversa, quali sono gli strumenti che abbiamo e che usiamo. La reazione più sbagliata, in ogni caso, sarebbe quella di sottovalutare il problema minimizzando il disagio: porterebbe le persone a cercare in altre direzioni.

Dovrebbe, in questo senso, allarmare il modo in cui gli intervistati intendono il “prendersi cura di se stessi” che viene visto come soluzione del male: in cima alla classifica c’è il dare attenzione al proprio corpo andando in palestra o stando all’aperto, poi dedicare cure a un animale, o anche – ma è nella parte bassa della classifica – fare volontariato. Tutti palliativi, non rimedi. Se queste sono le soluzioni, si capisce come mai la depressione sia diventata, per diffusione, la malattia del secolo.

Quel che non si capisce – o che facciamo di tutto per non capire – è come mai la chiesa non solo non sia riuscita a proporsi come un’autorevole soluzione, ma sia riuscita addirittura a farsi considerare una causa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: