riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Il coraggio di chiedere scusa

Posted by pj su 6 settembre 2007

“Scusateci”. I missionari sudcoreani, rimasti per sei settimane in ostaggio dei taliban afghani, sono tornati in patria praticamente in ginocchio, chiedendo scusa per tutto quello che avevano causato in termini di apprensione, di disagio, di costi per il paese.

Un atteggiamento che fa pensare. Anche in Italia ci siamo dovuti confrontare, in questi anni, con il rapimento di nostri connazionali a fini politici, e non sempre c’è stato un lieto fine. Qualcuno, una volta giunto in Italia, si è perfino dimenticato di ringraziare il governo, artefice della liberazione, dando l’impressione che i contatti, le trattative, le operazioni di rilascio potessero venir considerate un atto dovuto. In altri casi gli ostaggi liberati hanno approfittato del quarto d’ora di celebrità per discettare da opinionisti, e in qualche caso lo hanno fatto perfino i loro parenti, familiari, conviventi. In qualche caso c’è stato un libro, o il corteggiamento da parte del mondo politico. Non ci risulta che qualcuno degli ostaggi liberati, una volta tornati in Italia, abbia avuto la premura di scusarsi. Naturalmente erano lì per lavoro, non per divertimento, ma anche se i rischi erano noti quasi nessuno si è scusato per l’apprensione causata, o quantomeno per aver costretto ad attivare un’unità di crisi, contatti, per aver messo a rischio (e in qualche caso non solo a rischio) la vita di funzionari e mediatori.

Forse la cultura orientale è diversa, sicuramente il “grazie” è più frequente. Come segnala “Il resto del Carlino”, «fa riflettere vedere gli ex ostaggi sudcoreani appena liberati dai talebani inchinarsi davanti ai fotografi all’aeroporto di Seul in segno di scusa».

Vero è che i coreani sono andati in Afghanistan allo sbaraglio, senza conoscere la lingua e i posti, e quindi con un’imprudenza che non fa onore alla loro missione, ma quantomeno hanno avuto l’onestà di riconoscerlo. Saranno stati sicuramente contenti di aver riacquistato la libertà e di essere tornati in patria, ma non sono scesi dall’aereo esultanti come una nazionale campione del mondo, pur avendo sulla coscienza qualche morto. Hanno chiesto scusa «per aver messo il governo e il paese in una posizione scomoda e difficile». Se sia dovuto alla cultura orientale o alla coscienza evangelica, non è dato a sapersi. Ma certo un atto simile, a margine di una vicenda difficile, rende loro onore.

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