riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Matrimonio, c’è di più

Posted by pj su 30 agosto 2007

Gli uomini sposati sono più pigri di quelli che convivono: è la conclusione di una ricerca proposta da un’università americana e basata su 17 mila persone in 28 paesi. Pare infatti che gli uomini, una volta accasati con tutti i crismi ufficiali, diventano refrattari nelle faccende domestiche, costringendo la consorte a impegnarsi di più.

Naturalmente non giustifichiamo la convivenza, e crediamo anzi che il matrimonio sia il progetto di Dio per la famiglia. Il problema, semmai, è che gli esseri umani sono riusciti, secolo dopo secolo, a creare tutta una serie di sovrastrutture e aspettative di fronte al matrimonio, tanto da appannarlo e farlo sembrare, per la proprietà transitiva tra l’immagine dell’istituzione e la sua applicazione, meno perfetto di quel che è.
“Non ci serve un pezzo di carta”, “non abbiamo i soldi”, “non abbiamo la casa”, “ci manca un lavoro” sono le giustificazioni più comuni addotte dalle coppie di fronte alla domanda “perché non vi sposate?”.

Ovviamente non sono esigenze legate al matrimonio, quanto all’immagine che abbiamo costruito attorno al matrimonio, l’obbligo sociale di un abito costoso, di un banchetto con centinaia di invitati, della casa dei sogni, di una situazione economica che nutra il rapporto con il superfluo di oggetti perlopiù inutili (o magari dannosi per il rapporto stesso). Si tratta di un approccio legato a una concezione superficiale del matrimonio, ma è proprio questa a caratterizzare oggi le unioni nella nostra società avanzata che è abituata al “tutto e subito” e guarda con orrore all’impegno, alla responsabilità, alla semplicità. E anche in ambito cristiano, purtroppo, si passa più tempo sulla lista degli invitati di quanto si rifletta sul progetto di vita in comune. Non a caso gli sposi saranno pronti a mostrarvi il filmino delle nozze, ma si troveranno in leggero imbarazzo quando vorrete indagare sui loro piani andando oltre il banale “vogliamo servire Dio insieme”.

Difficilmente, partendo da queste premesse, una coppia non incapperà nei luoghi comuni più triti: lui impigrito davanti alla televisione, lei intontita dalla fiction preferita, i figli che “non possono non avere il meglio” (senza che nessuno si chieda il perché) ma con i quali si condivide al massimo un fugace e silenzioso pasto in comune. E poi la routine, la noia, la crisi. Sono solo questioni private? Non proprio, nel momento in cui le difficoltà familiari si ripercuotono sulla vita spirituale, e quindi sui rapporti comunitari.

Diversa la situazione della convivenza. Pare che chi convive abbia una marcia in più: non è una novità, evidentemente, dato che per la psicologia umana il fatto di vedersi messi in discussione ogni giorno comporta uno stimolo a migliorarsi, mentre le certezze portano a un assopimento che, alla lunga, rischia di compromettere il rapporto. Meglio convivere, potrebbe essere la risposta superficiale. Piuttosto, sarebbe il caso di restituire al matrimonio il suo ruolo: una piena interazione non solo sentimentale e umana, ma anche culturale e spirituale, in un rapporto intenso e attivo che ogni giorno tenta di crescere.

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