riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quando lo sport sale in cattedra

Posted by pj su 24 agosto 2007

“Sport, quando in campo scende Dio”: ne parla in un articolo il Corriere della Sera, rivelando alcuni dettagli curiosi relativi alla nascita dell’attività fisica come la conosciamo oggi. È per esempio del 1869 la prima palestra ginnica di concezione moderna, e fu la YMCA – associazione di giovani cristiani – a vararla; per farlo dovette modificare lo statuto, che fino ad allora prevedeva esclusivamente attività a scopo religiosi.

Ma non solo: fu un battista, direttore della palestra di Boston, a coniare nel 1876 il termine “body building”. E pochi anni dopo fu il presbiteriano James Naismith a inventare il basket.

La società occidentale veniva da secoli di puritanesimo, e «solo nell’Ottocento – ricorda il Corriere – venne il tempo per quel “cristianesimo muscolare” in nome del quale gli angloamericani accettarono l’attività ginnica e infine anche lo sport competitivo, non più sinonimo di scommesse, risse e ubriachezza… salute del corpo e salute dell’anima si riconciliarono nella sintesi del pastore Moses Coit Tyler, uno dei campioni della muscolar Christianity: “La salute è un dovere, la malattia evitabile è un peccato”». Un’esperienza particolare, quella anglosassone, che seppe conciliare fede e sport mentre nel resto d’Europa i club sportivi nascevano spesso laici o cattolici.

E non sarà quindi un caso se è in questo ambito sportivo anglosassone che nasce il concetto di “fair play”: si gioca secondo le regole, si vince rispettando l’avversario, non tutto è lecito per ottenere il risultato. Oggi che il fair play comincia a mancare anche nel tennis (santuario della correttezza e della formalità sui campi di gioco), possiamo forse renderci conto di quanto un sano approccio sportivo possa essere anche una scuola di vita per i giovani.

Forse, constatando questo, possiamo capire quanto tempo abbiamo perso, fuori dal mondo anglosassone, lasciando ad altre realtà l’esclusiva della formazione etica e pratica dei più giovani attraverso l’attività fisica. Se di primo acchito lo sport può essere visto come una banale valvola di sfogo dei peggiori istinti e quindi un’attività aliena dagli scopi della missione cristiana, guardando alla questione con minore superficialità ci si rende conto di come l’attività fisica possa rivelarsi uno strumento importante, capace di dare alla formazione spirituale dei giovani quella cornice morale, psicologica, sociale pulita e solida di cui una vita cristiana in fase di sviluppo ha bisogno per crescere in maniera equilibrata e coerente.

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