riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Amnesie fiscali

Posted by pj su 20 agosto 2007

«”Tutti devono pagare le tasse” perché “è un nostro dovere” e questo deve essere fatto “secondo leggi giuste”. Il politico cristiano deve essere attento “nel destinare i proventi delle tasse a opere giuste e all’aiuto dei più poveri”». Le parole del segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, hanno fatto il giro delle agenzie di stampa e del mondo politico, in questo stanco strascico di estate dove le notizie serie latitano e il salotto impera.

Al di là delle appropriazioni più o meno indebite delle parole di Bertone – con il solito teatrino di reazioni politiche: i favorevoli che le tirano alle proprie posizioni e i contrari che raccomandano di strumentalizzarle -, va segnalato che il tema non è secondario nel dibattito etico interno a tutta la società cristiana. In realtà ci sarebbe poco da discutere: Gesù ha espresso chiaramente, in maniera a dir poco fulminante, il tipo di relazione che il cristiano deve avere con le questioni secolari e con quelle spirituali. Non bastasse, il tema è stato approfondito dall’apostolo Paolo per togliere ogni dubbio.

Eppure, curiosamente, ci troviamo spesso di fronte a piccole, grandi contraddizioni che incrociano la nostra vita quotidiana di cristiani del terzo millennio. Non rubare, dare a Cesare quel che è di Cesare, non frodare. Eppure quell’arrangiamento che sfiora la malversazione, quando addirittura non la supera, non ci sembra riprovevole, sul piano morale, quanto una gonna troppo corta. Spesso siamo pronti a brandire la Bibbia a due mani, schierandoci senza mezze misure su situazioni che richiedono delicatezza e tatto perché sono frutto di sofferenza; calpestiamo i drammi di un rapporto familiare incrinato con i “si deve assolutamente”, e magari non troviamo disdicevole, invece, sorvolare su una fattura aggiustata per avere uno sconto. O magari non ci pare così grave avvalerci di una collaborazione non notificata per risparmiare qualche euro.
Probabilmente non ci turberebbe nemmeno sapere che qualche anziano – magari anche di ruolo, oltre che d’età – non si accontenta della quiescenza mensile e si spinge a integrarla con ulteriori attività lavorative, naturalmente non registrate. Forse addirittura la considereremmo una mossa furba, quasi una arguta autodifesa, con buona pace della Scrittura. Potremmo discutere a lungo sulla liceità delle tasse, per quantità e per qualità: spesso in effetti lo facciamo, per giustificare le nostre scelte morali, senza renderci conto che in questo modo rischiamo di essere giudici piuttosto che avvocati di noi stessi.

E in ogni caso, è interessante notare quanto siamo più ferrati su veli, misure dei capi d’abbigliamento, modiche quantità di cosmetici, sobrietà nell’uso della bigiotteria. Quel “date a Cesare”, nella nostra lettura, rischia spesso di limitarsi a un modo di concepire il rapporto tra stato e chiesa, facendoci perdere la profondità di un insegnamento morale su cui dovremmo essere esempi, e non furbetti, di fronte a chi ci sta vicino.

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