riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

I nuovi Corinti

Posted by pj su 16 agosto 2007

Doveva essere un’occasione di apertura, e invece a un anno dalle Olimpiadi di Pechino pare che la direzione assunta dalla Cina volga esattamente nella direzione opposta: un giro di vite nei confronti delle libertà personali, tra cui quella religiosa, che preoccupa il mondo occidentale. Il timore del governo cinese è evidentemente quello di perdere il controllo della situazione: gli ultimi anni sono stati caratterizzati da caute aperture verso il capitalismo e la libertà, necessari da un lato per dare una boccata d’ossigeno all’economia del paese, dall’altro per mantenere e sviluppare le relazioni internazionali con partner commerciali sempre meno disposti ad accettare le persecuzioni in campo religioso (dei cristiani, ma anche di altre minoranze religiose), la repressione di ogni voce critica sul piano politico, il controllo di ogni forma di espressione, i lavori forzati, la rieducazione, le esecuzioni pubbliche. La scelta di organizzare un’olimpiade, eccellente biglietto da visita per i paesi ospitanti, voleva essere un passo deciso verso un’immagine più rassicurante, ma a quanto pare il pericolo di una destabilizzazione è al momento prioritario, con tutto quel che ne consegue in termini di controllo.

Non è una novità che l’afflato di libertà mal si attagli a un regime che, tecnicamente, per sopravvivere deve mantenere il controllo su tutti i gangli della società. Il problema ora per le autorità cinesi, che hanno sempre creduto nella possibilità di innestare modiche dosi di liberismo in un sistema comunista, è riuscire a far convivere in questo patchwork anche la garanzia dei diritti fondamentali, che però – come l’economia capitalista – sono per molti versi in netto contrasto con i principi maoisti.

Per il momento, quindi, la reazione è stata quella di un maggiore controllo; in campo religioso oltretutto il regime si ritrova a dover imbrigliare una massiccia crescita della presenza cristiana, che nemmeno l’espulsione di missionari e operatori stranieri riesce a fermare. Curiosamente si tratta una chiesa diffusa, familiare, cellulare che di fatto assume alcune caratteristiche storiche di altre resistenze, politiche e sociali: ogni gruppo è informale e cauto, i culti non hanno una sede stabile, le comunità sono curate da predicatori itineranti capaci di percorrere distanze sorprendenti e di sostenere ritmi decisamente cinesi.
L’unico modo possibile per rallentare, se non fermare, questa tendenza è chiudere i rubinetti all’unico approvvigionamento indispensabile: la Bibbia. Per comprarla in Cina è necessario registrarsi o raggiungere le principali città, e questo naturalmente scoraggia i tanti credenti desiderosi di possederne una copia; le altre copie, quando riescono a entrare nel territorio attraverso stranieri coraggiosi, viaggiano su percorsi accidentati grazie all’abnegazione di centinaia, se non migliaia, di colportori interni. Ma, vista la crescita della chiesa, le Bibbie non bastano mai, e le missioni impegnate a sostenere i cristiani cinesi si stanno organizzando per operazioni di grande impatto, che però richiedono non solo coraggio ma anche un impegno logistico ed economico non indifferente.

Che siano soldi ben spesi non è in dubbio: ogni copia viene custodita gelosamente dal proprietario, che spesso è capace di leggerla più volte in un anno, oppure viene smembrata dalle comunità per favorirne la diffusione tra i membri, che indirettamente riscoprono così il significato di “biblioteca” contenuto il nome stesso del testo. Un uso talmente intenso da far sentire in imbarazzo anche lo studioso occidentale più entusiasta, e sicuramente tale da far arrossire la maggior parte di noi.

Non è la prima volta, ovviamente, nella storia, che le chiese locali vivono situazioni diversi: sia in termini di libertà di culto, sia di agiatezza economica. Nei primi decenni della nuova era Paolo esortava i Corinti a dimostrare la loro liberalità, segnalando come i cristiani indigenti di altre zone avessero accolto con enorme gratitudine gli aiuti ricevuti.

Le dinamiche, nel corso dei secoli, non sono cambiate; semmai è cambiata la geografia dei bisogni. Per questo la domanda che potremmo porci, oggi, è quanto siamo disposti a lasciarci riprendere e stimolare in questa direzione dalle parole senza tempo dell’apostolo, che abbiamo sentito tante volte riecheggiare nelle nostre chiese e che sarebbe (letteralmente) un peccato lasciar cadere nel vuoto.

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