riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Autorità davanti al Re

Posted by pj su 9 agosto 2007

Una chiesa evangelica di Sibiu, nel centro della Romania, ispirandosi a un’idea canadese, ha avviato una campagna di sensibilizzazione alla preghiera per le autorità.

L’iniziativa si intitola (absit iniuria) “Ora et labora” e, come segnala il quotidiano Cotidianul, prevede una lista per i fedeli e i visitatori della chiesa dove sono contenuti gli spunti sui possibili destinatari delle preghiere.

Spiega la custode della chiesa al giornale rumeno Cotidianul: «Prima avevamo messo sulle liste da preghiera i nomi di tutti i ministri, ma ora, visto che sono spesso sostituiti, abbiamo tolto i nomi, Dio sa chi è al governo e a chi illuminare la mente», una dichiarazione dall’involontaria vena umoristica che ci fa sentire culturalmente più vicini gli amici rumeni.

L’idea, se applicata in maniera ragionevole, è interessante: è vero che la preghiera è importante farla, più che organizzarla e promuoverla; è però altrettanto vero che sono importanti la consapevolezza, la costanza, il coinvolgimento nelle tematiche per le quali si intercede, e avere temi condivisi, gruppi di preghiera organizzati, notizie sugli sviluppi delle richieste aiuta in questa direzione.

È vero che non dobbiamo ostentare la nostra preghiera, ma è altrettanto vero che è importante comunicare agli interessati la nostra intercessione: importante per noi, importante per loro. Pregare per una persona significa ricordarsi di lei, interessarsi alla sua vita, alle sue difficoltà, alle sue gioie: in altre parole significa coltivare un rapporto interpersonale a tutto tondo, fatto di attenzione per l’altro e di condivisione delle sue vicende. Una volta si chiamava amicizia, prima che il termine perdesse la sua intensità originaria e diventasse un’etichetta inflazionata da concedere a chiunque, per un periodo di tempo più o meno limitato, si trovi a interagire con noi.

Sapere che qualcuno prega per noi è incoraggiante, a volte addirittura commovente. Anche le autorità meno inclini a cedimenti spirituali non restano indifferenti. Un Presidente della Repubblica, nel suo ultimo discorso di fine anno, aveva ringraziato i “ministri di culto di altre fedi” per le loro preghiere, segno che – pur cattolico integralista – aveva apprezzato l’intercessione degli altri cristiani.

È la Bibbia stessa a chiedere di pregare per le autorità, e quindi viene spontaneo credere che probabilmente ogni cristiano, e quindi ogni chiesa locale, preghi (chi più, chi meno) per le autorità nazionali e locali: perché le leggi che vengono approvate, la loro applicazione, l’amministrazione locale e la gestione della giustizia sono aspetti che riguardano tutti noi, volenti o nolenti, e chi ha un ruolo di autorità rappresenta o lavora per conto di tutti noi. Non può quindi esserci indifferente se chi è in autorità lavora bene o male, se segue o non segue i dettami biblici, se offre garanzie e libertà di culto e di evangelizzazione. E questo, prescindere dalle nostre convinzioni – o non convinzioni – politiche: anzi, cristianamente parlando è ancora più necessario pregare per le autorità di cui non si condividono le idee.

Gli evangelici, lo abbiamo segnalato più volte, pregano per le autorità: lo fanno, come per molti altri temi, con discrezione e senza particolare pubblicità, come è giusto che sia. Però non possiamo non pensare che, forse, le autorità sarebbero più attente, costanti, responsabili nel loro impegno, se sapessero delle decine di migliaia di persone che intercedono per loro. Non sono voti, ma non lasciano indifferenti.

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