riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Andando a monte

Posted by pj su 8 agosto 2007

È agosto, ma sui giornali la scuola è sempre al centro dell’attenzione: un po’ per le proposte ministeriali di allungare l’anno scolastico, un po’ per il disagio dei docenti, che dopo un anno scolastico in balia di studenti arroganti, maleducati e – purtroppo – impuniti.

Il problema, ovviamente, è a monte, e forse l’estate è il momento migliore per parlarne, per quanto possibile, a mente fredda. Sul Corriere di ieri il preside del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano si sfogava: gli studenti non sono più abituati alla sconfitta, e i genitori non capiscono la situazione, sfogando la frustrazione di ogni voto negativo sugli insegnanti. Lettere di ingiurie ai professori precedono la mancata reiscrizione del figlio, genio incompreso che sicuramente troverà migliore accoglienza in altri istituti. «Un esodo di studenti che ogni anno cercano la scuola su misura per loro», chiosa il Corriere, «E i genitori, invece di aiutarli, diventano loro complici, al primo ostacolo ci minacciano mandandoci lettere dei loro legali».

«Non è possibile – spiega il preside – concepire una scuola che lavori sotto l’incubo della rabbia dei genitori. Ci troviamo di fronte a una situazione di instabilità psicologica: certi adulti vedono il brutto voto come un disonore. Per loro e per i figli». E come ricetta propone il ritorno degli esami di riparazione, oltre a un recupero della serenità e della severità.

Rimedio probabilmente efficace, ma prima di applicarlo sarebbe opportuno modificare le condizioni di base.

Una maggiore severità non è possibile quando manca il rispetto per l’insegnante e per l’autorità in generale. Il rispetto per l’autorità non può sussistere fino a quando la magistratura non evita di scompaginare le sentenze o inventare prospettive tali da dare ragionevoli speranze di successo ai ricorsi degli impuniti.

La magistratura non potrà avere una coerenza nelle decisioni fino a quando le leggi e i decreti sulla scuola (e sulla società) cambieranno mese dopo mese, creando panorami sempre diversi e inediti e un’incertezza applicativa.

Le autorità non potranno legiferare in maniera omogenea fino a quando l’esecutivo sarà ostaggio degli zerovirgola, necessari per tenere in piedi la compagine governativa, che porranno le loro condizioni a ogni decisione per accontentare il proprio elettorato.

Il governo sarà ostaggio delle formazioni minori, fino a quando il parlamento non legifererà in maniera ragionevole per mediare la doverosa rappresentatività con una ragionevole governabilità (un referendum per il maggioritario c’è già stato, a metà anni Novanta, e con esiti plebiscitari: i risultati sono sotto gli occhi di tutti).

Il parlamento non deciderà, fino a quando non sarà costretto dall’opinione pubblica a farlo.

L’opinione pubblica non cambierà se non cambierà la prospettiva sociale dei singoli, ritrovando la consapevolezza, la moralità i valori di una fede che – probabilmente – non hanno mai conosciuto.

La prospettiva sociale (e la vita) dei singoli non cambierà se nessuno li raggiunge con un messaggio di speranza come quello del vangelo, proposto in maniera convinta, convincente, comprensibile.

Nessuno li raggiungerà, se non comprendiamo l’importanza del cristiano nella società e non ci muoviamo di conseguenza uscendo dalle chiese per incontrare le esigenze, le aspettative, i problemi, i drammi, le speranze di chi ci circonda.

Chissà se, considerando tutto questo, da ora in poi ci sarà un po’ più semplice deciderci.

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