riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Cristiani a distanza

Posted by pj su 19 luglio 2007

Interessante il commento di Adriano Sofri, la scorsa settimana su [a href=http://blog.panorama.it/opinioni/2007/07/06/sofri-adozioni-a-distanza-di-sicurezza/]Panorama[/a], in relazione al fenomeno delle “adozioni a distanza di sicurezza”.

«Le adozioni a distanza – esordisce Sofri – sono una bellissima iniziativa. Il loro numero così alto e sempre crescente e l’affidabilità di tante organizzazioni che le governano, provano la corrispondenza fra quel modo di solidarietà e il desiderio delle persone del mondo ricco di prendersi concretamente cura del mondo povero».

Una beneficenza con un rischio: «Il rischio che si accompagni, e voglia compensarla, a un’avarizia, una dissociazione dalla povertà e dalla sofferenza vicina, del nostro prossimo, quello che troviamo sulla nostra strada, non cercando nella pagina esotica di un atlante. Può darsi, nell’adozione a distanza, che non sia tanto importante l’adozione quanto la distanza. Che agisca come una distanza di sicurezza. La carità ravvicinata spaventa e compromette. La buona azione fatta alla leggera minaccia di renderti ostaggio del tuo beneficato, di vederlo appostato alla tua porta».

Insomma, teorizza Sofri, aiutare un bambino con l’adozione a distanza spesso è un modo per lavarci la coscienza con una modica cifra nei confronti dei problemi più vicini a noi; un modo per aiutare senza troppo impegno.

Un parere ingeneroso verso i molti “genitori a distanza”, ma da prendere in considerazione.

Molto spesso l’adozione a distanza nasce sull’onda dell’emotività: un brano ascoltato, una presentazione nella propria chiesa, uno stand a una manifestazione. Nasce emotiva, ma supportata da vari ingredienti: da un lato la nostra coscienza cristiana, che ci fa sentire di non fare mai abbastanza; dall’altro la sensibilizzazione quotidiana dei media, che ci fa sentire potenziali salvatori del mondo; e poi, in mezzo ai tanti scandali di cui si sente parlare, c’è la diffidenza per le operazioni troppo generiche e il desiderio di poter seguire i soldi che diamo in beneficenza.

L’adozione a distanza è la quadratura del cerchio: permette di interagire con una persona specifica, di fare del bene con riscontri immediati, di aiutare indirettamente i paesi “dove si muore di fame”. E poco importa, in quest’ottica, se la decisione non è meditata. Molte volte l’entusiasmo per le missive si spegne presto (cosa racconto a un bambino thailandese che dell’Occidente non ha mai visto nemmeno una cartolina?), e talvolta si spegne anche l’impegno a sostenere costantemente il bambino.

Forse allora dovremmo chiederci perché veniamo rapiti emotivamente da una bambina birmana e non un ragazzino disagiato delle nostre periferie, il figlio di una coppia in crisi, il bambino straniero del palazzo di fronte che fatica a capire la nostra lingua? Probabilmente ha ragione Sofri: una bambina a migliaia di chilometri di distanza non ci sporca la casa, non disturba, non ci fa arrabbiare, non ci assorbe i nostri sacrosanti pomeriggi. Quanto è semplice: una modica donazione mensile e la coscienza è a posto, mentre il nostro tempo e le nostre finanze rimangono intatti, pronti a essere dedicati ai nostri interessi.

Essere cristiani a distanza è più facile. Tanto ai problemi di casa nostra penserà qualcun altro.

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