riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Dialogo e comunione

Posted by pj su 11 luglio 2007

C’è da stupirsi, oggi. Ringrazio tutti gli amici che ci hanno segnalato la notizia sulle affermazioni della Congregazione per la dottrina della fede in relazione all’unicità della chiesa cattolica. Non si può fare a meno di notare che si tratta di una notizia quantomeno datata: il dogma secondo il quale non ci possa essere nessuna salvezza al di fuori della chiesa, è presente nell’ecclesiologia cattolica da generazioni, e viene periodicamente ribadito: lo ha fatto lo stesso Ratzinger, Wojtyla regnante, nel 2000, con la chiara dichiarazione “Dominus Jesus”.

Sarà un nostro limite, ma non riusciamo a vedere la scandalosità di questa dichiarazione. Anzi, tutto sommato fa bene.

Fa bene a chi credeva che l’ecumenismo fosse possibile come strumento di comunione paritaria tra diverse realtà, una sorta di holding del paradiso, al grido di “siamo tutti fratelli”. Fa bene a chi pensava che la chiesa cattolica potesse riconoscere come autorità paritarie le chiese autocefale o indipendenti. La chiesa di Roma non rinuncia a rivendicare la successione apostolica che la accrediterebbe come unica chiesa; non intende, né potrebbe, condividere questo privilegio con realtà esterne a essa, e risulta tantopiù impensabile che possa concedere questo riconoscimento a realtà nate da scismi, divisioni, visioni eterodosse (da parte cattolica, eretiche) della Bibbia su aspetti fondanti come la somministrazione dell’eucaristia: che non è, andrebbe ricordato, una santa cena in versione barocca, ma un preciso dogma che stride in tre punti con le convinzioni basilari evangeliche.

Niente di nuovo, quindi; anzi, per comprendere meglio questa chiusura più che scontata, sarebbe il caso di prendere atto di come nell’ambiente evangelico riesca difficile stabilire, anche a distanza di decenni, una seria comunione tra una chiesa originaria e le comunità nate in seguito a divisioni.

Ma non c’è solo questo. Piuttosto che scandalizzarsi, bisognerebbe prendere esempio dalla coerenza dimostrata in questa circostanza dalla chiesa cattolica.
In un mondo complesso, in società dove le culture, le etnie, le religioni si incrociano, la chiesa cattolica ha capito che è impossibile e sbagliato ignorare gli altri evitando ogni contatto o confronto con realtà politiche, sociali, religiose. Ma una cosa è il dialogo per una convivenza civile; cosa decisamente diversa è riconoscere un’autorità spirituale.

In campo evangelico si tende invece a evitare ogni comunicazione, contatto, relazione anche sociale con le realtà laiche e con le confessioni “non in comunione”, siano esse le chiese evangeliche di altra denominazione, la chiesa cattolica, le realtà islamiche, buddiste, induiste (con una cauta apertura solo verso l’ebraismo). La conseguenza spesso è l’insensibilità verso i problemi del luogo, e l’incapacità di capire la realtà che ci circonda; ci isoliamo dalla società che invece dovrebbe vederci soggetti attivi nella diffusione del vangelo (con la parola e l’azione).

Si rassegnino gli isolazionisti: per una chiesa coerente con il suo mandato il dialogo è inevitabile sul piano sociale, l’impegno umanitario è quell’amore per il prossimo da cui non possiamo prescindere.
Aiutare, comprendere, sostenere chi ha bisogno non è vincolato all’interesse per la nostra fede è un preciso mandato, che integra quello di dare una speranza spirituale a chi cerca.

Come la chiesa cattolica, nemmeno noi possiamo esimerci da queste sfide. Ma, coerenti con noi stessi, dovremmo saper dire: dialogo sì, comunione no.

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