riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Aiutare per aiutarsi

Posted by pj su 6 luglio 2007

Mammoni, incapaci di sbucciarsi una mela, rifarsi il letto o preparare da mangiare: un identikit che in Italia siamo abituati a conoscere e sopportare, se è vero che l’80% dei giovani tra i 18 e i 30 anni vive ancora con i genitori, che agevolano la loro esistenza con fin troppo zelo, impedendo loro di imparare l’abc della vita (e, se vogliamo, di andare a viverla).
E il Corriere segnala che la tendenza, tipicamente italica, sta contagiando ora anche i paesi anglosassoni, da sempre i portabandiera dell’emancipazione dei figli.

È un format di cui decisamente non abbiamo da vantarci, ma che – inspiegabilmente – non facciamo nulla per combattere, nemmeno nelle chiese.

Se sa un lato l’autonomia dei giovani è limitata (e, sia chiaro, non è sbagliato in sé); dall’altro si nota che nella maggior parte delle comunità i ragazzi non vengono incoraggiati a rendersi utili. Siamo in estate, ma sentiamo poche chiese, purtroppo, stimolare a investire le proprie vacanze per aiutare chi soffre, fare volontariato o – se si è più avventurosi – impegnarsi all’estero con Missione possibile, Gioventù in missione, Porte Aperte. Pare che l’opinione comune sia «meglio che stiano in chiesa, già suonano ai culti e quindi si rendono utili lì». Convinzione cui si aggiunge che “vacanza cristiana” sia sinonimo di “campo biblico”, dove ascoltare messaggi, incontrare persone controllate – in un circuito di autoreferenzialità che astrae dal resto del mondo – per poi tornare con qualche brano nuovo e con una ricarica di entusiasmo che accompagnerà fino alla prossima difficoltà.
Sembra un’occasione unica, e invece in certi casi è un’occasione persa.

Sarebbe bello, utile, saggio incoraggiare i giovani a usare le loro vacanze in maniera proficua. Non occorre andare lontano: in ogni città ci sono case di riposo, servizi sociali, mense pubbliche. Se poi ci si vuole spostare, dai Balcani al sudest asiatico ci sono numerosi posti dove aiutare a costruire scuole e chiese, dove portare copie della Bibbia e aiuti, dove collaborare con i missionari e le chiese locali. Basta volerlo, basta aprirsi.

Perché aprendosi si impara a conoscere gli altri. A capirli. Ad amarli. A rispettarli. Si impara, cosa non meno importante, ad adattarsi anche sul piano pratico – a ingegnarsi nelle questioni importanti, ma anche a rifare il letto – e tutto sommato a vivere. I giovani potrebbero così non solo abbinare approfondimento biblico e aiuto a chi ha bisogno, ma anche imparare quello che può servire nella vita: quelle conoscenze di base che spesso mancano e che tanto fanno preoccupare i genitori.

Potrebbero imparare ad arrangiarsi, questi benedetti giovani, e allo stesso tempo a essere utili. Se permettete, c’è una differenza tra questo e suonare alla domenica.

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Da non perdere:
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